Abodi contro Tavecchio. La partita per la Figc si decide ai calci di rigore. Più del pallone contano le relazioni di palazzo

di Antonello Di Lella
Sport

Il vecchio contro il “nuovo” che avanza. Carlo Tavecchio, il presidente in carica, sponsorizzato da Claudio Lotito e voluto anche da Andrea Agnelli, insidiato dal più giovane Andrea Abodi, dimissionario presidente della Lega B. La sua candidatura è stata avanzata dal presidente della Lega Pro Gabriele Gravina. E nel corso dell’assemblea della Lega Pro è stata votata da 55 club su 57. Si sono astenuti Livorno e Feralpisalò. Domani, 6 marzo, la parola finale con le elezioni della Federcalcio che si terranno all’Hilton Rome Airport di Fiumicino. Un’elezione politica più che sportiva perché anche il governo del pallone di casa nostra si regge su rapporti e relazioni di palazzo. Basti pensare che nel 2014 lo stesso Abodi con la Lega B si schierò a favore di Tavecchio. Storie di equilibri che cambiano anche nei piani alti della Federcalcio.

La partita – A sostegno di Tavecchio c’è la Lega Dilettanti tanto coccolata dal presidente in carica. Il bacino dei dilettanti, si sa, è quello più numeroso. Con lui anche buona parte della serie A. Nel campionato cadetto, invece, Abodi punta a fare quasi il pieno, provenendo proprio da lì. Anche se Tavecchio sembrerebbe essere riuscito a strappare la promessa di voto da parte di almeno cinque società. Terreno favorevole per lo sfidante Abodi anche in Lega Pro e nell’Assocalciatori guidata da Damiano Tommasi dove gode di buon credito. Gli allenatori, invece, si sono già schierati dalla parte di Tavecchio come annunciato dal presidente dell’associazione Renzo Ulivieri all’indomani dell’ufficializzazione della candidatura di Abodi. Un sostegno che ha lasciato senza parole anche Tommasi, presidente dell’Associazione italiana calciatori. C’è infine il voto degli arbitri che pesa soltanto il 2% del totale. La partita appare sempre più aperta con gli ultimi sondaggi che danno Abodi in grande rimonta.

La torta – Alla Lega nazionale dilettanti spetta il 34% dei voti. Stessa soglia che viene assegnata complessivamente ai delegati delle tre leghe professionistiche (Lega di A, Lega di B e Lega Pro). Pesano notevolmente anche i voti dei calciatori: il 20%. Ai delegati dei tecnici, invece, spetta esattamente la metà dei calciatori: il 10%. Gli arbitri già lo abbiamo detto. Ma nonostante la percentuale bassa si tratta di un voto sempre meno trascurabile visto che i due candidati a governare il calcio fino al 2020 sono sempre più appaiati. Nel 2014 scelsero Demetrio Albertini votando contro Tavecchio. Ora ogni delega rischia di diventare decisiva.

I programmi dei contendenti – Scrutando i programmi, entrambi i candidati mettono tra le riforme centrali quella dei campionati. Ma nel programma di Tavecchio non è passato inosservato un capitoletto: la serie A resterebbe a 20 squadre almeno fino alla stagione 2020/2021. Nonostante il numero elevato delle squadre nella massima serie sia stato reputato un grosso punto debole. Tavecchio invoca continuità e chiude questa fase vantando l’introduzione della “Goal line technology”. Lancia anche iniziative contro il razzismo e per il calcio femminile, nonostante qualche gaffe di troppo registrata nei periodi passati. Indimenticabile la super gaffe di Tavecchio sui troppi stranieri presenti nei nostri campionati: “Optì Pobà mangiava le banane e ora gioca titolare…”. Poi fu il tempo di qualche frase fuori posto su ebrei e omosessuali. Abodi, invece, nel lanciare la sua candidatura ha parlato di “più trasparenza nella Figc” e di una gestione con un’ottica più aziendale. Il dimissionario presidente di Lega B auspica un rinnovamento totale che passa anche da una presenza maggiore al fianco della gente, degli appassionati. Ai delegati votanti ora spetta tirare l’ultimo rigore.