Agenzia per la Cooperazione. È il gran valzer delle consulenze. Boom di incarichi discrezionali al personale esterno. I sindacati: pronti a denunciare tutto

di Paolo Vita
Cronaca

L’Agenzia Italia per la Cooperazione allo Sviluppo (Aics), il braccio operativo del ministero degli Esteri per i progetti internazionali, è nel caos e i sindacati minacciano di portare le carte in Tribunale. L’Aics è un colosso che riceve dallo Stato più di 500 milioni di euro ogni anno ed è sottoposta alla vigilanza della Farnesina, nata nel 2016 è già rimasta per più di un anno senza vertici.

Infatti ad aprile del 2018 è stato nominato un direttore reggente che è stato sostituito dal Consiglio dei Ministro solo lo scorso mese di aprile con la nomina di Luca Maestripieri. Da allora, però, le cose non sono migliorate e ora Cgil, Cisl, Uil, Confsal e Flp, le organizzazioni maggiormente rappresentative dei lavoratori, hanno lanciato l’allarme scrivendo al ministro Enzo Moavero Milanesi per sottolineare come “per il terzo anno consecutivo, l’Aics è in esercizio provvisorio, perché il bilancio di previsione non è stato approvato nei tempi previsti”.

Non proprio dettaglio, quest’ultimo, visto che per quest’Agenzia passano ogni anno progetti di sviluppo per paesi strategici per la nostra politica estera, come Egitto, Libano, Siria e Giordania solo per citarne alcuni, ma anche iniziative di sminamento umanitario. Complessivamente, solo nel 2018, l’Agenzia ha speso 488 milioni di euro, a fronte di una voce “altri ricavi” da 180 milioni. Somma, quest’ultima, destinata a ridursi di 20 milioni quest’anno e di altri 20 milioni nel 2020, quando si attesterà a quota 140 milioni. D’altronde che sia uno strumento costoso lo si capisce anche da quanto ha sborsato lo scorso anno per i compensi agli organi di amministrazione e controllo, 288mila euro.

Mentre i revisori dei conti dell’Agenzia, hanno rilevato sul bilancio 2018 come “La voce ‘per materie prime sussidiarie, di consumo e merci’ quantificata in 259.276 euro si riferisce ad acquisti presunti per cancelleria, materiale di consumo e beni di facile consumo e accessori”. I sindacati, nella loro lettera al ministro degli Esteri, hanno evidenziato inoltre che “si assiste al sistematico ricorso a consulenze esterne, i cui costi sono incomprensibili, e al rifiuto di utilizzare il personale in servizio, obbligando così l’Agenzia a far ricorso a contratti di natura privata”.

Nel bilancio 2018 dell’Aics sono infatti riportati 528mila euro di spese per consulenze, collaborazioni e altre prestazioni di lavoro. Per tali ragioni i sindacati hanno scritto “Da questo momento, in assenza di un’immediata convocazione del vertice politico del Ministero degli Affari Esteri e di una svolta nelle relazioni sindacali da parte dell’Aics, saremo costretti a rappresentare alla giustizia amministrativa la situazione denunciata, le cui cause non sono ascrivibili al personale”.