Ai domiciliari Galati. L’ex parlamentare e sottosegretario è stato arrestato a Catanzaro nell’ambito di un’inchiesta contro la ‘ndrangheta

dalla Redazione
Cronaca

L’ex parlamentare calabrese, Giuseppe Galati, è stato arrestato questa mattina dalla Guardia di Finanza di Catanzaro, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia nell’ambito dell’operazione “Quinta Bolgia”, che ha portato all’esecuzione di 24 provvedimenti cautelati a carico di persone ritenute legate, a vario titolo, alla ‘ndrangheta. Per Galati, ex sottosegretario alle Attività Produttive e parlamentare del centrodestra per quattro legislature, eletto prima con l’Udc e poi passato con Forza Italia e, successivamente, con Ala, sono stati disposti i domiciliari.

Nell’ambito della stessa inchiesta è stato eseguito anche un sequestro di beni per 10 milioni di euro contro la ‘ndrangheta. Nei confronti delle 24 persone coinvolte nell’operazione, tra le quali l’ex parlamentare, la Guardia di finanza ha eseguito ordinanze di custodia cautelare emesse da Gip distrettuale di Catanzaro su richiesta della Dda del capoluogo calabrese, diretta da Nicola Gratteri. Dodici delle 24 persone coinvolte nell’operazione sono state condotte in carcere, mentre per le altre 12, tra cui Galati, sono stati disposti gli arresti domiciliari. L’inchiesta riguarda gli interessi della ‘ndrangheta nel settore della sanità, ed in particolare nella gestione del servizio sostitutivo di autoambulanze dell’Asp di Catanzaro.

L’ex parlamentare e sottosegretario nel 2016 era rimasto coinvolto in un’altra indagine ‘Alchemia’ sulla ‘ndrangheta coordinata dalla Dda di Reggio Calabria. In quel caso, essendo ancora in carica, era stato chiesto il suo arresto per corruzione aggravata dalle modalità mafiose, ma il gip non lo accolse. A conclusione dell’inchiesta la sua posizione fu poi archiviata su richiesta della stessa Procura.

Attualmente Galati, in qualità di presidente della fondazione Calabresi nel mondo, ente in house della Regione Calabria sottoposto a procedura di liquidazione, risulta indagato in quanto, sempre secondo l’ipotesi degli inquirenti, avrebbe assunto un considerevole numero di collaboratori a soli “fini clientelari”, come ha scritto il gip nel provvedimento di sequestro di beni per un valore di oltre 140 mila euro, “per mantenere ed incrementare il proprio bacino elettorale” simulando il loro impiego nella struttura operativa interna, la cui nomina era affidata alla scelta fiduciaria del presidente, ma impiegandoli in realtà in progetti finanziati con fondi comunitari.