Ai gruppi Ue quest’anno andranno 47 milioni. Così Bruxelles foraggia i partiti. Il Ppe del presidente Juncker ne incassa oltre 15

di Carmine Gazzanni
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Più dell’Italia, potè l’Europa. Chi l’ha detto che soltanto nel nostro Paese la politica sia sinonimo di ricchi contributi. Anzi, dopo l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, come sappiamo, a Roma non sono poche le forze politiche che non se la passano proprio alla grande. Musica diversa, invece, si respira a Bruxelles dove, secondo l’aggiornamento pubblicato proprio in questi giorni, nel 2019 pioveranno sui vari partiti europei la bellezza di 47 milioni di euro.

Probabilmente pochi lo sanno, ma l’Unione europea elargisce contributi per svolgere attività politica, per coprire spese amministrative, di viaggio e quelle relative alle elezioni europee. Che, visto l’appuntamento di fine maggio, non è proprio un dettaglio. Una torta ricca, dunque, che fa gola a tanti. Ma vediamo allora chi ne beneficia. A fare la parte da leone è senz’altro il Partito popolare europeo, al cui interno ritroviamo anche Forza Italia, Udc e Alternativa popolare (Angelino Alfano per intenderci): il gruppo di cui uno dei massimi esponenti è Jean Claude Juncker potrebbe avere accesso in totale a 15,6 milioni di euro (la stima definitiva, spiega l’Ue, è concessa l’anno successivo sulla base della sovvenzione massima possibile, che tuttavia è sempre corrispondente). A seguire troviamo il Pse, il gruppo in cui siedono anche Pd e Socialisti: per loro l’Ue ha stanziato 11 milioni.

L’elenco, però, è molto più vasto. I conservatori e riformisti europei, al cui interno siede anche il partito italiano (Direzione Italia) di cui è leader Raffaele Fitto, ricever 4,4 milioni. Poco meno (3,5 milioni) andrà all’European Green Party, raggruppamento che in Italia conta l’adesione dei Verdi, nonostante a Bruxelles non ci sia alcun suo rappresentante. Caso simile tocca l’European Free Alliance che godrà di 1,3 milioni di euro. Aderenti all’Efa in Italia sono il Partito Sardo D’Azione (che ora, tuttavia, risulta sospeso) e tale “Unione democratica del Sud”. E la Lega? C’è anche il partito di Matteo Salvini.

Nonostante le posizioni sovraniste, quando di mezzo ci sono i soldi anche il Carroccio rivaluta gli euro-burocrati. E così il gruppo di appartenenza – Movement for a Europe of Nations and Freedom – riceverà 2,4 milioni di euro. Anche a sinistra, però, non si sta poi così male. E così, accanto al Pse, troviamo il Party of the European Left: 2,2 milioni al gruppo in cui c’è pure Rifondazione Comunista. Tra i beneficiari, però, ci sono anche formazioni più piccole. È il caso, ad esempio, dell’European Democratic Party: nonostante i parlamentari aderenti siano soltanto otto, il partito è presente in 14 Paesi, tra cui anche l’Italia. Pochi probabilmente lo sanno, ma il presidente del branca italiana è Francesco Rutelli. Ebbene, all’Edp andranno 887mila euro. Poco di più andrà all’Ecpm (European Christian Political Movement), cui ha aderito anche Idea di Gaetano Quagliariello.

Nell’elenco dei beneficiari al gran ballo dei fondi non c’è il Movimento cinque stelle. La ragione? Esattamente come in Italia, la battaglia dei pentastellati è diretta ad azzerare questi finanziamenti che permetterebbero di risparmiare circa 50 milioni ogni anno. “Noi siamo la dimostrazione che anche in Europa è possibile fare politica senza beneficiare di fondi pubblici”, spiegano dal gruppo europeo a Bruxelles. “Se avessimo aderito ci sarebbero spettati, visto il nostro gruppo al Parlamento Ue, circa 3 milioni di euro annui. Ma abbiamo rinunciato”. Il che non è proprio un dettaglio.