Al Csm un voto contro la competenza. Il vero danno è per i giudici seri. Parla il sottosegretario Ferraresi: “è una resa ai partiti”

di Carmine Gazzanni
L'intervista

“Non c’è solo una resistenza del sistema alla nostra azione di cambiamento. Qui ci va di mezzo la stessa magistratura, che ne esce danneggiata”. È tranchant il commento del sottosegretario alla Giustizia Vittorio Ferraresi dopo la nomina di David Ermini a vicepresidente del Csm. “Viste le dichiarazioni di alcuni esponenti di punta del Pd che ci attaccano, cosa dobbiamo pensare? – aggiunge sarcastico – Che è irresponsabile anche il presidente della Repubblica che aveva chiesto indipendenza nelle nomine del Csm dalla politica?”

Lei che idea si è fatto?
“Diciamo che con tutti i profili di rilievo a disposizione, prendere l’unico che aveva un’esperienza politica, peraltro non un novizio essendo stato eletto due volte parlamentare col Pd, molto legato ai vertici, è un’azione che ci rimanda indietro rispetto ai passi in avanti che erano stati fatti per cercare di eliminare le interferenze politiche dalla magistratura”.

Di Maio ha parlato di “sistema contro di noi”. Lei è d’accordo?
“Io non lo intendo solo come un attacco del sistema al cambiamento, ma un vero attacco a tutti i magistrati che ogni giorno fanno seriamente il loro dovere. C’è un punto fondamentale: è sbagliato dire che tutti i 9mila magistrati fanno politica; la questione è che parte del Csm ha dato un segnale politico all’interno di un organo in cui la politica non dovrebbe entrare”.

Non crede sia un affronto anche a Mattarella?
“Credo che il capo dello Stato dia messaggi molto chiari, che poi possono essere recepiti o meno. Qui è soprattutto un discorso di buon senso: sulle scelte di un organo indipendente non può metterci le mani qualcuno che è di un altro potere. È per questo che il presidente della Repubblica ha avanzato questo messaggio: nomine importanti e decisioni delicate come quelle che prende il Csm devono essere distaccate dal potere politico. Questo mi sembra un messaggio di buon senso”.

Qual è la linea del Movimento a riguardo?
“Noi abbiamo sempre difeso l’indipendenza della magistratura sulla base di due elementi: da una parte non abbiamo mai detto che i magistrati fanno politica con le sentenze; dall’altra abbiamo sempre specificato che i magistrati che fanno politica non devono tornare a rivestire la toga. Abbiamo sempre difeso i magistrati da attacchi politici e nello stesso tempo abbiamo sempre ritenuto inopportuno che un magistrato che fa politica possa tornare a ricoprire il suo ruolo”.

Crede che siano ipotizzabili azioni contro le interferenze tra politica e magistratura?
“Nel contratto di Governo è previsto un intervento per far sì che i magistrati che fanno politica abbiano limitazioni più forti, sempre ovviamente all’interno dei binari costituzionali. Dall’altra parte credo sia una scelta: non c’era una legge che ci vietava di fornire nomi di parlamentari come membri laici del Csm ma noi comunque non l’abbiamo fatto, preferendo indicare sempre profili tecnici non appartenenti alla politica e tanto meno al Movimento”.

E sul Csm, nello specifico?
“Nel nostro contratto c’è anche un punto sulla revisione dei sistemi elettorali del Csm, che potrebbe essere approfondito più avanti. Sicuramente la limitazione delle correnti all’interno della magistratura è un punto di intenti sia di M5S che di Lega. Ma credo che sia anche dei cittadini tutti”.

Dal Csm ai decreti che non vengono licenziati, fino a Bruxelles: non crede ci sia una sorta di ultima trincea del “sistema”?
“Ce lo aspettavamo. È ovvio che quando arrivi a scardinare un sistema e a disincrostare le incrostazioni che per decine di anni qualcuno ha messo in piedi, a destra come a sinistra, le difficoltà ci sono. Questo è un fatto. Ma se tutto questo va ad ergersi ideologicamente contro una volontà politica che peraltro proviene da una legittimazione espressa dai cittadini… beh, questo è assolutamente inaccettabile”.