Alfio Marchini nasconde le sue spese elettorali

di Andrea Koveos

La campagna elettorale costa cara. Lo sa bene Gianni Alemanno che per la sua rielezione ha fissato un budget complessivo di un milione e 800 mila euro. Il candidato del Pd, Ignazio Marino, si è tenuto più basso, con poco più di 350mila euro. Su Alfio Marchini nulla è dato sapere. Dall’ufficio stampa dell’ingegnere romano bocche cucite. Nessuna risposta. Eppure, la campagna di affissione del leader del Movimento della Cittadinanza Romana è stata massiccia e capillare. Roma è stata tappezzata di manifesti; i cuori rossi che riproducevano la mappa cittadina si sono visti già dal 14 febbraio, ma sulle spese per il momento nessuna informazione. Sul sito ufficiale di Alfio Marchini, però, le istruzioni per chi vuole fare delle donazioni sono puntuali. E’ possibile versare l’obolo anche attraverso carta di credito, lasciando nome cognome e indirizzo oltre all’importo che si vuole elargire. Chi non fa mistero dei suoi generosi finanziatori è appunto Alemanno che la scorsa settimana ha organizzato una cena di autofinanziamento al salone delle Tre fontane all’Eur.

I partecipanti si sono autotassati per sostenere il primo cittadino moralmente ed economicamente. Il ricavato del banchetto è stato di un milione di euro (mille euro a persona). A fianco del Sindaco, si è schierato il gotha dell’imprenditoria romana, amministratori che spesso cambiano bandiera. In campagna elettorale saltano le ideologie e le vecchie alleanze anche tra i finanziatori, più attenti alle evoluzioni economiche che agli slogan di partito. Famigerata fu l’inversione di rotta effettuata da Caltagirone (ora sponsor di Marchini) alla vigilia delle elezioni del 2008 a favore di Alemanno e contro il candidato sindaco del centrosinistra Rutelli. Non farà eccezione questa tornata in cui il Messaggero si è già schierato con Marchini, mentre molti degli sponsor di Veltroni sono passati dalla parte di Gianni. E hanno messo mano al portafogli Franco Carraro, Claudio Lotito, Renata Polverini, i costruttori Toti, Armellini, Ligresti, Domenico Bonifaci, la famiglia Stirpe. Tra i politici anche l’attuale ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, Maurizio Gasparri, Andrea Augello, Barbara Saltamartini, Vincenzo Piso e il vicesindaco Sveva Belviso. Ma anche l’ex amministratore delegato Ama, Franco Panzironi, il presidente di Acea Spa, Giancarlo Cremonesi, il presidente di Federlazio, Maurizio Flammini. La competizione del 27 maggio si gioca anche sui numeri, sulle sponsorizzazioni e sui legami con il tessuto imprenditoriale romano.
Come quello dei palazzinari che spesso e volentieri indovinano che siederà sulla poltrona più prestigiosa del Campidoglio.

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