Alle Ong oltre 11 miliardi dall’Ue. Per la Corte dei Conti europea i dati forniti sono “inattendibili”. Pure le Nazioni Unite non monitorano le organizzazioni non governative

di Carmine Gazzanni
Cronaca

Ora che “ce lo chiede l’Europa”, vedremo se il Partito democratico con i facili buonisti al seguito continueranno a dar ragione in maniera acritica alle Ong e torto a “mamma” Europa, o viceversa. Questa volta, infatti, a formulare dubbi sulle Organizzazioni non governative, sui fondi che ricevono direttamente da Bruxelles e sull’utilizzo che ne fanno, è la Corte dei conti dell’Unione europea. Partiamo da un assunto: nessuno qui mette in dubbio l’azione solidaristica e pregevole delle Ong; quel che si evidenzia, però, è che – per ammissione dello stesso organo giudiziario dell’Unione europea – non c’è alcuna trasparenza sull’utilizzo dei finanziamenti.

E non parliamo certamente di pochi spiccioli: in molti settori di intervento (dalla ricerca agli aiuti umanitari) le Ong aiutano la Commissione diretta da Jean-Claude Juncker a ideare e attuare programmi comunitari. Ed è proprio per questa ragione che alla fine, secondo una stima della stessa Corte dei conti Ue, nel periodo 2014-2017 la Commissione abbia impegnato la bellezza di 11,3 miliardi di euro affidandone l’esecuzione alle Ong. Peccato, però, che su come poi siano stati utilizzati questi soldi, c’è un vuoto cosmico.

E tutto questo per una serie infinita di ragioni. A cominciare dal fatto che, contrariamente a quel che si pensi, non esiste una precisa definizione di Ong. Non solo: nel sistema contabile della Commissione, il tutto si basa su autodichiarazioni, “ed essendo i controlli effettuati dalla Commissione limitati – scrivono i magistrati contabili – la classificazione di un’entità come Ong risulta inattendebile”. Da qui nasce un infinito mare magnum, cui si aggiunge l’aggravante che manca un monitoraggio anche nel momento in cui i fondi sono stati assegnati.

Nel corso del report sono ovviamente esplicitati alcuni esempi. Per un progetto, ad esempio, nella banca dati comunitaria si indicava un finanziamento di 14 milioni quando invece la vera cifra doveva essere 11,2 milioni. In un altro caso, ancora, l’importo del contratto pubblicato nel portale Ue era zero, mentre l’effettivo importo del contratto era di 2 milioni. Ci si potrebbe affidare al monitoraggio compiuto dall’Onu, a questo punto.

Peccato che pure questo risulta essere assolutamente inefficace. “Gli auditor della Corte – si legge nella relazione – hanno verificato i dati che gli organismi delle Nazioni Unite cui era stata demandata l’attuazione avevano pubblicato sui sei progetti a gestione indiretta inclusi nel campione di audit. È emerso che, in cinque casi, gli organismi dell’Onu non avevano pubblicato, o avevano pubblicato solo in parte, informazioni sulle sovvenzioni concesse ad Ong con fondi dell’Ue”.

I rilievi, però, non finiscono qui. Tra le segnalazioni della Corte, infatti, spicca anche il fatto che le informazioni raccolte sui fondi Ue la cui attuazione è demandata alle Ong, non sono uniformi. Cosa vuol dire questo? Semplice: siccome i servizi della Commissione controllati gestivano le sovvenzioni utilizzando sistemi diversi, con conseguenti variazioni riguardo alla quantità di informazioni disponibili sui finanziamenti forniti ai beneficiari, le informazioni raccolte non sono uniformi e non sempre permettono la registrazione dei fondi ricevuti da tutti i beneficiari di un contratto. Non solo zero trasparenza, dunque, ma vera e propria impossibilità ad essere trasparenti.

Da qui nascono, a conclusione del report, le inevitabili raccomandazioni che la Corte indirizza direttamente alla Commissione Ue. Che deve necessariamente “migliorare l’attendibilità delle informazioni sulle Ong nel proprio sistema contabile”, “migliorare le informazioni raccolte sui fondi”, “adottare un approccio uniforme alla pubblicazione di dettagli sui fondi forniti alle Ong” e, ancora, “verificare che gli organismi delle Nazioni Unite pubblichino dati completi e accurati sui contratti aggiudicati a Ong utilizzando fondi dell’Ue”. Cosa faranno ora Juncker e sodali? E cosa faranno chi li ha sempre difesi a spada tratta? Qualcuno chiederà conto agli euro-burocrati sempre attenti alle virgole quando c’è da badare all’austerity ma dimentichi di tutto il resto quando di mezzo ci sono vite umane?