Alleluia per l’8×1000. La Chiesa si pappa tutto. Alla Santa Sede oltre un miliardo di euro: l’82% del totale

di Carmine Gazzanni

Pochi controlli e zero trasparenza. Un sistema che fa acqua da tutte le parti, quello dell’8×1000. E che alla fine, oggi più di ieri, vede “trionfare” la Chiesa Cattolica e soccombere lo Stato Italiano. E, paradosso dei paradossi, tutto per una deliberata decisione dello stesso Stato che preferisce inspiegabilmente rinunciare ai suoi diritti e favorire, invece, quelli di Santa Romana Chiesa. È questo il quadro dipinto ieri dalla Corte dei Conti sull’8×1000. Basti un dato per capire quanto detto: “il sistema risulta non del tutto rispettoso dei principi di proporzionalità, di volontarietà e di uguaglianza”. E non solo per la nota e clamorosa distinzione, mai colmata, tra “optanti” e “contribuenti”. C’è dell’altro. Sono i magistrati contabili a dirlo in maniera inequivocabile: “in un periodo di generalizzata riduzione delle spese sociali a causa della congiuntura economica – scrivono – le contribuzioni a favore delle confessioni continuano, in controtendenza, ad incrementarsi, avendo, da tempo, superato ampiamente il miliardo di euro annui, senza che lo Stato abbia provveduto ad attivare le procedure di revisione di un sistema che diviene sempre più gravoso per l’erario”. È indubbio, in altre parole, “un rafforzamento economico senza precedenti della Chiesa italiana”. D’altronde, già nella relazione della Commissione paritetica Italia-Cei del 1996 si legge che “non si può disconoscere che la quota dell’8×1000 si sta avvicinando a valori, superati i quali, potrebbe rendersi opportuna una proposta di revisione”. Sarà mai stata fatta? Ovviamente no. E il risultato è che il contributo delle confessioni religiose passa da 209 milioni, nel 1990, ad oltre 1.100, nel 2014. E ovviamente a fare la parte da leone, come detto, la Chiesa Cattolica che si “pappa” da sola un miliardo e 54 milioni di euro. In crescita, rispetto al 2013, di 22 milioni di euro. Ma arriviamo, a questo punto, al conto complessivo. Perché è questo ciò che rende, più di ogni altro, l’idea: per la dichiarazione dei redditi 2014 verranno assegnati un miliardo 278 milioni. E al Vaticano andrà oltre l’82% dell’intera torta. A questo punto la domanda: e lo Stato? Per le casse pubbliche solo 170 milioni. Ma attenzione. Perché come LaNotizia ha già documentato, tra tagli e sforbiciate, alle fine verranno utilizzati solo 36 milioni. Briciole a cui lo Stato, di fatto, si autocondanna.

ZERO CONTROLLI – Ma non è finita qui. La Corte dei Conti, infatti, ragiona anche su altro. Come, ad esempio, la pochissima trasparenza nonostante stiamo parlando di soldi dei contribuenti e di cifre stellari che poi vengono assegnate. Ebbene, scrivono i magistrati, “Per anni, non vi è stata trasparenza sulle erogazioni da parte delle amministrazioni statali, benché i contribuenti siano direttamente coinvolti nelle scelte: sul sito web della Presidenza del Consiglio dei ministri, infatti, nella sezione dedicata, non sono state riportate le attribuzioni annuali alle varie confessioni, né la destinazione”. E oggi? Niente di niente, nonostante “la rilevanza degli importi avrebbe imposto un’ampia pubblicità […] al fine di favorire forme diffuse di controllo”. E i controlli?Anche qui, zero: “Non esistono verifiche di natura amministrativa sull’utilizzo dei fondi erogati”. Nè, incredibilmente, sulla “correttezza delle attribuzioni degli optanti”. Nonostante tante incongruenze registrate pure per il 2014.

@CarmineGazzanni