All’Inter comanda ancora Moratti

di Antonello Di Lella
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di Antonello Di Lella

Riuscire a convincere i bauscia milanesi era apparso un compito troppo arduo sin dall’inizio per Walter Mazzarri. Il pubblico di fede nerazzurra si era abituato bene ultimamente. Un tifo pronto ad innalzarti alle stelle quando le cose vanno per il verso giusto, ma che di certo non fa sconti in caso contrario. A dire il vero, però, la fatidica scintilla tra Mazzarri e il pubblico dell’Inter non è mai scoccata. Nemmeno lontanamente. Né tantomeno il tecnico livornese ha fatto qualcosa per provare ad innescarne l’accensione. Finisce così, in una grigia mattinata di novembre, dopo meno di un anno e mezzo, l’avventura di Mazzarri sulla panchina dell’Inter. Al suo posto torna in nerazzurro Roberto Mancini, già a Milano per quattro anni, con tre scudetti vinti, due supercoppe italiane e tre coppe Italia. Due anni e mezzo di contratto. Per provare a far tornare il sereno su una società dove ora a dominare c’è un clima grigio. Grigissimo. Più del cielo plumbeo di Milano.

NON SI SONO MAI AMATI
Eppure il patron nerazzurro, Erick Thohir, di pazienza ne ha avuta. Sin troppa. Perché l’Inter di Mazzarri ha continuato a latitare, fino all’ultimo pareggio in casa di domenica scorsa col Verona, sia per gioco che per risultati. Ma più che le questioni tecniche a far saltare il banco è proprio quell’amore mai sbocciato con tifosi e società. Proprio il pubblico ha un ruolo chiave nella vicenda. Perché se sull’aspetto tecnico Thohir è riuscito a chiudere un occhio, e a volte anche due, altrettanto non ha potuto fare per il business. Dopo il flop d’incassi stagionale nell’ultima gara in casa, con sempre meno tifosi paganti, senza contare le bordate di fischi, lo staff societario è passato ai fatti. Tanto che alla fine a vincere è stata la linea di Massimo Moratti che aveva parlato di possibile esonero già qualche settimana fa. Con tanto di risposta piccata di Mazzarri (non ho tempo per rispondergli, ndr) che non ha fatto altro che inclinare ulteriormente un rapporto, già logoro, con i sostenitori della beneamata; tifosi che ancora non digerivano l’esclusione dal primo minuto dello storico capitano Javier Zanetti nella partita d’addio. Ora, però, la patata bollente passa al Mancio a partire dal derby col Milan. Proverà a invertire la rotta, anche se non è lecito attendersi miracoli. Ma di certo riporterà pubblico allo stadio. E questo per Thohir è già abbastanza.