Alta tensione nel Pd in vista della direzione. Documento dei renziani per dire ‘no’ alle conte, la minoranza vuole la riconferma di Martina. E scoppia il caso del sito senzadime.it

dalla Redazione
Politica

Mentre continua lo scontro a distanza tra il leader della Lega, Matteo Salvini, e il capo politico del M5s, Luigi Di Maio, nel Pd sale la tensione in vista della direzione – da molti giudicata inutile dopo l’intervista rilasciata domenica da Matteo Renzi a Che tempo che fa – fissata per domani pomeriggio.

L’ultima bufera in ordine di tempo è scoppiata per il sito www.senzadime.it, aperto da Alberico De Luca, militante di fede renziana. Il portale elencava i nomi di chi, nella Direzione nazionale, si fosse espresso a favore o contro un accordo col M5s. Nomi poi spariti e sostituiti con ‘Omissis’ dopo le proteste di molti dem, a cominciare dal segretario reggente, Maurizio Martina, che ne ha addirittura chiesto l’immediata chiusura. Ancora più critico il ministro della Cultura uscente, Dario Franceschini, che ha scritto su Twitter: “Quando in una comunità politica alla vigilia di una discussione seria che riguarda il partito e il Paese si arriva a questo, c’è qualcosa di profondo che non va”.

“Io penso che tutti dobbiamo avere a cuore il nostro partito. Per questo vanno evitate anche iniziative estemporanee che rischiano di creare un danno alla ricerca di una nostra condivisa e unita iniziativa politica. Vedo di un sito che sarebbe promosso da una persona che si definisce ‘elettore del Pd’ e che si esercita a differenziare le posizioni dei membri della Direzione. È un errore. Lasciamo perdere queste cose che non servono a niente e a nessuno”, ha affermato in una nota il coordinatore del Pd, Lorenzo Guerini. “La proscrizione l’avevo vista nel M5s. Ma mi sa che è proprio vero che le cattive abitudini sono quelle che si diffondono più velocemente”, alza la posta il deputato dem Matteo Mauri.

Ma non solo. Da quanto trapelato stamattina e riportato dall’agenzia Ansa dopo aver contattato gli esponenti delle correnti che fanno capo proprio a Franceschini e Piero Fassino, ad Andrea Orlando, a Gianni Cuperlo, al governatore della Puglia Michele Emiliano, a ReteDem e al segretario reggente, tutte le componenti del partito che non fanno capo al segretario dimissionario sono orientate a chiedere un voto sul mandato di Martina fino all’Assemblea nazionale. Tra stasera e domani – scrive sempre l’Ansa – le diverse componenti terranno delle riunioni, ma contatti tra i rispettivi dirigenti ci sono stati dopo la circolazione del documento dei renziani.

Documento messo a punto dallo stesso Guerini, col quale si dice sostanzialmente ‘no’ a conte interne e sì al confronto con le altre forze politiche, a patto che non venga votata alcuna fiducia a Governi guidati da Salvini e/o Di Maio. Un testo – fanno sapere dal Nazareno – che potrà essere discusso e modificato prima di una sua eventuale votazione. “Siamo parlamentari eletti con il Partito Democratico e/o membri della Direzione Nazionale. Proveniamo da storie e percorsi diversi. Non sappiamo se il prossimo congresso ci vedrà sulle stesse posizioni o se, del tutto legittimamente, sosterremo candidati diversi. Pensiamo tuttavia che tre punti chiave ci uniscano in modo forte”, è la premessa.

Il testo del documento dei renziani – “1. Crediamo dannoso fare conte interne nella prossima Direzione Nazionale – si afferma ancora – . È più utile riflettere insieme sulla visione che ci attende per le prossime sfide e sulle idee guida del futuro del centrosinistra in Italia. 2. Crediamo che lo stallo creato dal voto del 4 marzo sia frutto dell’irresponsabilità del Centrodestra e del Movimento Cinque Stelle che con la loro campagna elettorale permanente hanno messo e stanno continuando a mettere in difficoltà il nostro Paese. 3. Crediamo che il Pd debba essere pronto a confrontarsi con tutti, ma partendo dal rispetto dell’esito del voto: per questo non voteremo la fiducia a un governo guidato da Salvini o Di Maio. Significherebbe infatti venire meno al mandato degli elettori democratici. È utile invece impegnarci a un lavoro comune, insieme a tutte le forze politiche, per riscrivere insieme le regole del nostro sistema politico-istituzionale”.

“Ci auguriamo – si sottolinea infine nel documento – che l’intera comunità del Partito Democratico sappia affrontare i passaggi difficili di questa stagione politica in modo coraggioso e il più possibile unitario”. “La conta promossa dai capigruppo per non fare la conta ancora non si era mai vista”, ironizza Orlando su Facebook.

La spaccatura dem sulla stampa estera – La notizia dell’ennesima spaccatura del Pd trova spazio anche sulla stampa estera. “In Italia, il senatore Renzi si oppone ad un’alleanza tra la sinistra e il Movimento 5 Stelle”, titola il quotidiano francese Le Monde analizzando oggi la situazione politica italiana. “Convinto che le posizioni del Pd e del M5S sull’economia, l’Europa, l’immigrazione e su tanti altri temi siano irriconciliabili, Renzi considera dunque che proseguire a braccetto servirebbe solo ad aggiungere confusione”. Mentre altri esponenti del partito come Franceschini “spinge affinché si esplorino fino in fondo le possibilità di intesa”. Per il giornale, questo “disaccordo strategico dimostra una profonda divergenza di analisi all’interno del Pd sulla natura stessa del M5S. Per i sostenitori dell’intesa, il movimento è ancora giovane, il suo posizionamento ideologico non ancora deciso: converrebbe dunque ancorarlo nel campo progressista ed evitare ad ogni costo un’alleanza con la Lega che creerebbe un blocco politico pericoloso per la democrazia”.

Quanto ai sostenitori della “linea dura – prosegue Le Monde – ritengono che il movimento sia imprevedibile, senza convinzioni, capace in un attimo di spettacolari voltafaccia, il che ne fa un partner impossibile. Per giunta, negli ultimi cinque anni, non ha smesso di attaccare molto violentemente i governi del Pd che si sono succeduti”. Intanto, conclude il giornale francese, dinanzi a queste due opposte visioni sulla strada da intraprendere Di Maio “ha annunciato la sua volontà di chiedere nuove elezioni nel più breve tempo possibile”.

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