L’altra verità sull’attentato a Giovanni Paolo II. Trame vaticane, intrecci mafiosi e massoneria. La pista di Ferrari sul caso Wojtyla-Agca

di Carmine Gazzanni
Cultura

Uno dei periodi più bui nella storia degli ultimi anni di Santa Romana Chiesa. Per tanti quel mercoledì 13 maggio 1981 rimarrà impresso nella memoria. Indelebile. Era l’anniversario dell’apparizione della Madonna ai tre pastorelli di Fatima nel 1917. La papamobile viaggi tra la gente, Giovanni Paolo II non lesina saluti e sorrisi. Alle 17,17 il ventitreenne turco Mehemet Ali Agca (appartenente al gruppo neonazista dei Lupi grigi) spara due colpi al Pontefice.

È da qui, dal noto di una delle vicende più torbide e mai pienamente ricostruita, che si muove Antonio Ferrari, giornalista del Corriere che ha vissuto quei giorni in presa diretta, ha raccontato e ricostruito. Ma Ferrari lascia il posto al suo alter ego romanzato, Anton Giulio Ferrer, in un racconto che diventa inchiesta e inchiesta che non abbandona mai la fluidità della narrativa. Il frutto è Amen (Chiarelettere, pagg. 186), un libro che già nel titolo racchiude l’esigenza di porre fine a un coacervo di intrighi mai sopiti, dove le mire di cardinali senza scrupoli si mescolano a interessi mafiosi e trame di massoneria, in un reticolato inquietante da cui ancora oggi il Vaticano non riesce a liberarsi.

Ferrari riesce immediatamente a buttare il lettore in una storia che solo apparentemente il lettore stesso pensa di conoscere, ma ci si accorge pagina dopo pagina che il disegno tratteggiato è notevolmente diverso rispetto alla pista bulgara tanto sfruttata dai media, tanto blasonata e altrettanto inventata e senza alcun riscontro reale. A smontare la pista bulgara, d’altronde, sarà lo stesso Wojtyla 21 anni dopo l’attentato rivolgendosi, durante la sua visita a Sofia, al presidente della Bulgaria. Ferrer era inviato allora. E oggi scrive: “La sorpresa fu grande, anche per l’inviato milanese. Mai avrebbe immaginato che il Pontefice, con la voce ormai impastata, dopo aver lasciato cadere le cartelle del discorso ufficiale sul leggio, sollevasse il capo e dicesse: “Sappia, signor presidente, che non ho mai creduto, non credo e non crederò mai alla pista bulgara”.

Ma “Amen” non è soltanto un romanzo-verità. All’interno le trame diventano inestricabili e diventa impossibile scindere le sorti di Ferrer con quelle di Marco, Michel, Catherine e Patrick, sacerdote americano che ha conosciuto l’abominio della pedofilia e che per questo troverà la morte. I tre si impegnano sulla strada di una rinascita vera della Chiesa. Le trame, così, sembrano non conoscere fine. Ma è forte l’esigenza di chiudere il cerchio. Di dire, per l’appunto, “Amen”. Un’impresa per chi conosce gli intrighi vaticana. E acquista senso, allora, anche l’esergo: Aereo papale, rientro da un viaggio. Giornalista: ”Santità perché vive a Santa Marta?”. Il Papa: “Per ragioni psichiatriche”.