Altri 100 giorni per D’Alfonso incollato alla doppia poltrona. Il senatore-governatore non vuole dimettersi. La legge parla chiaro, ma lui prende tempo

di Antonello Di Lella
Politica

Gli ultimi 100 giorni di Luciano D’Alfonso alla guida della regione Abruzzo si preannunciano scoppiettanti. Perché prima il governatore-senatore d’Abruzzo (cariche incompatibili secondo la legge) non ci pensa proprio a sloggiare dal vertice della Regione per trasferirsi in pianta stabile tra i banchi di Palazzo Madama dove è stato eletto lo scorso 4 marzo. “Sono dimissioni in corso di istruttoria che arriveranno il giorno stesso della convalida”, ha spiegato in burocratese D’Alfonso, “E per la convalida sono all’opera per fare in modo che questi giorni siano produttivi a favore degli abruzzesi”. Cavilli che stanno permettendo al governatore-senatore di prendere altro tempo e annunciare, come testimonia la pagina Facebook, una serie di provvedimenti per l’Abruzzo. “In questo lasso di tempo”, ha spiegato il neo senatore Pd, “dimostrerò anche quanto è costata la nostra attività di Governo al bilancio della regione Abruzzo e quanto abbiamo portato a favore degli abruzzesi dentro al bilancio regionale. Oltre tre miliardi aggiuntivi che noi abbiamo spalmato per la vita delle imprese”.

Resistenza a oltranza – Una doppia poltrona che, almeno, non comporterà un aggravio di costi per le casse pubbliche visto che l’indennità di carica e funzione è stata sospesa dalla Regione. Resistere, resistere, resistere. Sembra proprio essere questo il motto di D’Alfonso visto che l’articolo 122 della Costituzione parla chiaro: “Nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio o a una Giunta regionale e ad una delle Camere del Parlamento, ad un altro Consiglio o ad altra Giunta regionale, ovvero al Parlamento europeo”. Un prendere tempo che, sostengono gli avversari politici di D’Alfonso, serve soprattutto a raccogliere i cocci in casa dem e ad allontanare di qualche mese il voto regionale. Perché, come già spiegato in diversi articoli da La Notizia, entro tre mesi dallo scioglimento del Consiglio regionale dovranno essere svolte le nuove elezioni. Se D’Alfonso si dimettesse, come auspicato sia dal Movimento Cinque Stelle che dal senatore Gaetano Quagliariello, si accorcerebbero i tempi. Ma la parola dimissioni non è contemplata nel vocabolario di Dalfy (come detto dallo stesso governatore). C’è, inoltre, una sentenza della Corte costituzionale sul Porcellum, secondo cui la proclamazione degli eletti è sufficiente a risolvere (contro D’Alfonso) il nodo dell’incompatibilità. Non secondo il governatore. E l’Abruzzo resta paralizzato. Per trovare traccia dell’ultimo Consiglio regionale, tanto per fare un esempio, occorre tornare indietro fino a dicembre.