Altro che Jobs Act. Buttiamo via pure i fondi europei per il lavoro: su otto miliardi a disposizione, ne abbiamo utilizzato soltanto uno

di Carmine Gazzanni
Cronaca

Dovrebbero servire, recita il “Programma Otto” della Strategia Europa 2020 sottoscritto dall’Italia nel 2014, a “promuovere un’occupazione sostenibile e di qualità e sostenere la mobilità dei lavoratori”. D’altronde con otto miliardi (a tanto ammonta l’importo programmato totale) di cose in questo senso se ne possono fare a iosa. Ogni tanto, dunque, anche l’Ue ne azzecca una, mettendo a disposizione non pochi fondi per i singoli Stati al fine di agevolare le politiche occupazionali. Peccato, però, che poi questi stessi soldi restino inutilizzati. E così, secondo la relazione pubblicata in questi giorni dalla Corte dei conti, scopriamo che degli 8 miliardi 181 milioni e rotti a disposizione, gli importi di spesa dichiarati siano pari a 999 milioni, con casi limite come quello del piccolo Molise: 23,5 milioni a disposizione e 655mila euro di spesa comunicata. Insomma, un disastro.

Ma c’è di peggio: non è solo una questione di spesa non compiuta, ma anche di progetti non selezionati o selezionati male. Basti questo: nonostante come detto gli otto miliardi a disposizione, tra programmi nazionali e programmi regionali presentati la “spesa pubblica ammissibile delle operazioni selezionate per il sostegno” è pari a 3,3 miliardi. Insomma, non solo c’è un gap di 2,4 miliardi tra il costo dei progetti e quanto speso effettivamente finora, ma c’è anche un clamoroso fondo di quasi 5 miliardi di soldi che restano beatamente inutilizzati. Le ragioni? È la Corte dei conti a dirlo. “Varie problematiche”, scrivono i magistrati contabili, “connesse ai ritardi nell’adozione dell’Accordo di Partenariato (e, di conseguenza, all’avvio dei vari Programmi Operativi ad esso correlati)”. Come se non bastasse, ritardi sono stati allegramente collezionati anche nella designazione delle Autorità di Programmi, che oggi si distinguono in “AdA, AdG e AsC”. Un coacervo di sigle e commissioni che “hanno rallentato la partenza degli interventi e hanno anche limitato fortemente la spendita delle risorse assegnate”. Come volevasi dimostrare.

Sud dimenticato – Ma dalla relazione emerge anche un altro aspetto non secondario. Se uno dei programmi avviati, l’Ion (Iniziativa Occupazione Giovani), entro cui rientra anche Garanzia Giovani, procede a ritmo spedito (su 1,5 miliardi risultano spesi 900 milioni), ce n’è un altro che colleziona ritardi colossali. Parliamo del programma “Spao”, ovvero il programma “Sistemi di Politiche Attive per l’Occupazione”, mirato a sostenere l’occupazione nelle Regioni “meno sviluppate”. E cioé Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Abruzzo, Molise e Sardegna. Ebbene, su 1,856 miliardi a disposizione risultano progetti selezionati per 739 milioni, mentre l’importo speso ad oggi si ferma a 58 milioni. Il 7,90% del totale. Ultimo dato da tenere a mente: “In tutte le Regioni esaminate – scrive la Corte – le modalità di azione si sono sviluppate attraverso il finanziamento di iniziative più o meno similari”. Quali, ad esempio? Tra le altre voci spiccano i voucher. Sarà contento il ministro Giuliano Poletti.

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