Altro che rivoluzione digitale. L’Agenda è ferma nel pantano. Sono già 15 gli impegni disattesi dal Governo

di Antonello Di Lella
Primo piano

di Antonello Di Lella

Un Governo che fa della rivoluzione digitale un vero e proprio cavallo di battaglia, nei fatti dovrebbe fare molto di più. Il programma relativo all’attuazione dell’Agenda digitale italiana mette in evidenza i soliti ritardi e un percorso che prosegue al rallenty. Sono 15 i provvedimenti non ancora adottati e che, secondo il percorso programmato, dovevano già essere belli che attivati. Il monitoraggio (aggiornato al 15 marzo 2015), effettuato annualmente dal Servizio studi della Camera dei deputati, evidenzia che rispetto ai 67 adempimenti previsti a tale data, sono 37 quelli già adottati, 5 quelli per cui l’iter risulta essere in fase avanzata e 25 quelli da portare a compimento (tra questi i 15 con termini già scaduti). Altro che rivoluzione. Il percorso dell’Agenda digitale sarà inevitabilmente ancora molto lungo.

I PROVVEDIMENTI MANCANTI
Sono cinque i decreti legge che contengono provvedimenti in materia di Agenda digitale italiana. Ma tra i buchi neri delle misure che dovrebbero essere già in atto c’è il mancato censimento della popolazione e delle abitazioni per stabilire l’archivio nazionale dei numeri civici delle strade urbane, il complessivo riordino del sistema statistico nazionale, la gestione con modalità esclusivamente informatiche nei rapporti di lavoro del personale della Scuola. Particolarmente negativi gli effetti dovuti ai ritardi nell’ampliamento delle modalità di pagamento attraverso tecnologie mobili. Siamo indietro anche rispetto a una sanità digitalizzata. Dalla mancata individuazione dei soggetti che possono avere accesso ai registri in materia sanitaria alle prescrizioni farmaceutiche da effettuare in formato elettronico (che risulta applicata o meno a seconda delle regioni). E, ancora, il mancato adeguamento degli standard di comunicazione tra le pubbliche amministrazioni. Senza contare altre misure previste per cui non risultano fissati paletti temporali entro cui portarle a compimento. Come a dire, si può procedere pure con calma.

ITALIA FANALINO DI CODA
C’è un problema di base da considerare che va al di là degli annunci e dei proclami del Governo. E sono i dati sulla diffusione del digitale in Italia. Drammatici. Perché il nostro Paese fa registrare ritardi siderali essendo al venticinquesimo posto su 28 tra le nazioni Ue per quanto riguarda il livello di adozione delle nuove tecnologie in ambito economico e sociale. Connessioni ad internet veloci con il livello di copertura più basso dell’Ue, pochissimi internauti con, addirittura, un 30% di italiani che non si sono mai connessi alla rete. Deficit digitali che il Governo punta a colmare con la strategia per la banda ultralarga e la crescita digitale approvati lo scorso 3 marzo dal Consiglio dei ministri. Ma di buone intenzioni ne è pieno anche il programma dell’Agenzia per il digitale, diretta da Alessandra Poggiani, che però risulta impantanato nonostante qualche piccolo segnale positivo rispetto al 2013. Lontano comunque da quella rivoluzione digitale tanto decantata.