Altro che sfiducia dei mercati. Tutti vogliono i nostri Btp. L’asta con scadenza a 30 anni è andata a ruba. E pure il costo degli interessi è in discesa

di Sergio Patti
Economia

E per fortuna che siamo un Paese in recessione, inaffidabile, di cui è meglio stare alla larga. Per fortuna, perché se non fosse così avremmo potuto vedere scene da delirio all’ultima asta dei nostri Btp a 30 anni. Buoni del tesoro che malgrado la retorica evidentemente più presente sulla stampa antigovernativa in Italia che nelle aspettative dei mercati, ieri ha visto collocare interamente lo stock di questi titoli di Stato con la ravvicinatissima scadenza di settembre 2049. Btp che un pool di banche internazionali incaricate dal Ministero dell’Economia e delle Finanze si è letteralmente conteso, facendo registrare una domanda di gran lunga superiore all’offerta.

Certo, su questo ha influito anche l’attuale contesto finanziario favorevole, e pertanto era previsto sin dall’inizio il tutto esaurito in fase di prenotazione da parte degli investitori. Ma la richiesta, soprattutto da parte dei grandi investitori esteri ha superato le migliori aspettative e alla chiusura del book il rendimento stimato in 22 punti base sopra il tasso offerto dall’altro Btp trentennale già presente sul mercato (il Btp marzo 2048, che rende in questo momento il 3,68%) si è assottigliato a 18 bp su un ammontare complessivo di questo Btp fissato a 8 miliardi di euro.

Lo stesso prezzo del Btp trentennale a marzo 2048, preso come riferimento dagli investitori, è tra l’altro in leggero calo a Piazza Affari (96,31) per il fatto che molti investitori stanno facendo provvista sul tratto lungo della curva dei rendimenti per far spazio alla nuova carta italiana. Secondo Alain Bokobza di Societe Generale, interpellato dal sito specializzato money.it, “l’emissione del Btp 2049 sorprende, per certi versi, il mercato. L’Italia è ancora motivo di preoccupazione per i mercati finanziari ma, grazie all’approccio più cooperativo del Governo, l’obbligazionario resta attrattivo per gli investitori”.

La forte richiesta per i Btp, sottolinea lo stesso esperto, nasce dal fatto che il mercato si aspetta una contrazione di almeno altri 20-40 punti base dello spread tra Bund tedeschi e nostri Btp, che al momento resta intorno a quota 260 punti base, con il rendimento del decennale italiano che segna 2,81%.

La forte domanda di Btp italiani da riscattare così in avanti nel tempo allenta definitivamente la pressione sul debito italiano, come conferma una nota degli analisti di UniCredit, secondo cui l’emissione di un benchmark con scadenza extra-lunga testimonia l’umore attualmente costruttivo del mercato sull’Italia. Da inizio anno l’ammontare di debito emesso da Roma è di 68 miliardi, il 17,2% dei 400 miliardi da collocare in tutto il 2019.