Ancora bufera sul papà di Di Maio. Spuntano altri tre operai che avrebbero lavorato in nero per l’impresa edile di famiglia. L’anticipazione del nuovo servizio delle Iene in onda questa sera / Il video

dalla Redazione
Cronaca

Spuntano altri tre operai che avrebbero lavorato in nero per la Ardima di Pomigliano d’Arco, l’impresa edile di cui è titolare il padre del vicepremier e ministro del Lavoro, Luigi Di Maio. La vicenda, già emersa domenica scorsa in un servizio delle Iene, tornerà al centro dell’attenzione questa sera, nel corso di un altro servizio degli inviati del popolare programma di Italia 1, Filippo Roma e Marco Occhipinti.

Oltre al manovale Salvatore Pizzo, che nella scorsa puntata aveva raccontato di aver lavorato in nero, 8 anni fa, per l’impresa di Antonio Di Maio, ci sono altri tre operai pronti a riferire le stesse cose. Due di questi, Mimmo e Giovanni i loro nomi, avrebbero lavorato per la Ardima rispettivamente 3 anni e 8 mesi, uno di loro avrebbe anche fatto ricorso al giudice del lavoro lamentando contributi e competenze che a suo dire non gli sarebbero stati mai versati. I tre nuovi operai rintracciati dalle Iene sarebbero stati impiegati tutti in nero, tra il 2008 e il 2010.

Luigi Di Maio, che oggi è socio al 50 per cento della Ardima Srl insieme alla sorella Rosalba, ma non ha nulla a che fare con la omonima Ardima Costruzioni, cioè la vecchia società che avrebbe commesso le irregolarità raccontate dalle Iene che era intestata alla madre del leader del M5S e gestita dal padre, dopo il servizio di domenica, aveva replicato dicendo: “Mio padre ha fatto degli errori nella sua vita, e da questo comportamento prendo le distanze, ma resta sempre mio padre”.

Nella nuova puntata, secondo quanto ha anticipato l’ufficio stampa di Mediaset, Di Maio, come aveva promesso, dopo essersi documentato, confermerà la storia raccontata dal manovale Salvatore Pizzo. In più Filippo Roma chiederà conto al ministro del Lavoro se sia in possesso di documentazione utile a dimostrare il fatto che lui stesso non abbia mai lavorato in nero come muratore per la ditta di famiglia (spesso il ministro ha raccontato di aver lavorato d’estate in azienda).

Accuse frontali al leader M5S sono arrivate da Matteo Renzi e Maria Elena Boschi, a dire il vero gli ultimi a poter dare lezioni in fatto di genitori. “Volevo evitare di parlarne – ha commentato l’ex premier – ma il pensiero dei quintali di fango contro mio padre mi ha portato a scrivere una lunga riflessione su Facebook”. E ancora, la Boschi: “Vorrei poterla guardare negli occhi e dirgli: caro signor Di Maio le auguro di non vivere mai quello che suo figlio e gli amici di suo figlio hanno fatto vivere a mio padre e alla mia famiglia”.

I Cinque stelle, però, difendono in blocco il loro leader. “È quasi stucchevole dover rispondere al collega senatore Matteo Renzi, che oggi non trova di meglio da fare che attaccare Di Maio dopo il servizio de Le Iene. Ma tant’è. Gioverà ricordare al senatore le indagini che hanno coinvolto suo padre e il suo braccio destro Luca Lotti. Parliamo di reati non da poco, ossia di probabili depistaggi e false fatture. Ma la vera differenza sta nella reazione. Differenza sostanziale di contenuti, ma anche di stile”, ha tagliato corto il capogruppo M5S al Senato Stefano Patuanelli.