Arrivano 600 milioni per Alitalia. Ma lo Stato resta moroso con i Comuni: il debito è salito a 92 milioni

di Stefano Iannaccone
Politica

Il tempo trascorre e il debito aumenta. Con i Comuni, che ospitano un aeroporto, in attesa di 92 milioni di euro che lo Stato non ha ancora corrisposto. La questione era stata sollevata lo scorso anno, quando il passivo stimato era di 66 milioni. L’Associazione nazionale comuni aeroportuali italiani (Ancai) aveva pure inviato una diffida alla presidenza del Consiglio, al ministero dell’Economia e al ministero dell’Interno. E il deputato del Partito democratico, Antonio Misiani, aveva chiesto di “ristabilire la certezza dei riversamenti ai Comuni, che deve essere effettuata a cura del Ministero dell’interno a determinate  scadenze e su conti  correnti appositi intestati ai Comuni”.

Tutto fermo – A distanza di un anno non è cambiato nulla. I sindaci attendono sempre il rispetto dalla norma che ha istituito l’addizionale comunale sui diritti di imbarco di passeggeri sugli aeromobili. Così la questione è finita in Tribunale. Il 27 luglio ci sarà la prima udienza tra l’Ancai e l’Avvocatura dello Stato, che dovrà chiarire un aspetto: la ripartizione degli introiti prevede che le somme siano destinate all’Enav “per migliorare la sicurezza impiantistica e operativa, a misure per la prevenzione e il contrasto della criminalità, per il fondo di sostegno per i lavoratori del trasporto aereo e ai comuni del sedime aeroportuale o con lo stesso confinanti”. Molti amministratori hanno protestato di recente contro la mancanza di attenzione al problema, preoccupati da un aspetto: mettendo a disposizione 600 milioni di euro per salvare la compagnia aerea nazionale, il saldo del debito potrebbe slittare ulteriormente.

Sospetti – “Ad Alitalia 600 milioni in poche ore, ai Comuni aeroportuali 66 milioni in meno in dodici anni”, si sono chiesti i sindaci durante la mobilitazione. Sulla questione è intervenuto anche Marco Reguzzoni, ex capogruppo della Lega alla Camera e oggi solo presidente di Volandia: “Chiunque governi deve sapere che il territorio è pronto a reagire. Altrimenti non è mai l’ultima volta”, ha detto. Nel Pd, invece, dopo le richieste di chiarimento di Misiani, un altro deputato dem, Angelo Senaldi, ha depositato un’interrogazione parlamentare rivolta al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, al titolare dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e al numero uno del Viminale, Mario Minniti. Nel dettaglio, la legge prevede che ogni Comune, posto nei pressi dell’aeroporto, sia destinatario di un euro, ricavato dal prezzo del biglietto pagato dal passeggero. L’idea è di sopperire ai disagi che spesso soffrono, a cominciare dalle problematiche ambientali (con l’aumento dell’inquinamento acustico e dell’inquinamento atmosferico), garantendo allo stesso tempo dei servizi. “Ma solo 40 centesimi per ogni imbarco viene assegnato agli enti locali e solo 10 risultano, allo stato, effettivamente erogati”, ha denunciato Senaldi. Che, calcoli alla mano, ha riferito: “Nel complesso i comuni aeroportuali italiani lamentano arretrati nella corresponsione delle risorse provenienti dall’addizionale comunale per circa 92 milioni di euro”. La portata del problema è gigantesca dal Nord a Sud. In particolare i sette Comuni vicino a Malpensa (Ferno, Somma Lombardo, Samarate, Casorate Sempione, Lonate Pozzolo, Cardano al Campo e Vizzola Ticino) vantano un credito di oltre 15 milioni di euro. Una situazione così grave, che i sindaci si sono messi insieme, oltre i partiti annunciando “un documento unitario sui piani di sviluppo di Malpensa, con proposte concrete, positive e costruttive. Perché affermare che i sindaci del territorio siano contro Malpensa è sbagliatissimo: l’aeroporto è una ricchezza e il suo sviluppo deve essere sostenibile ed equilibrato”.

  • Sergio

    Poi si lamentano se cresce il “giustizialismo”. Benvenga.