L’assedio ai Cinque Stelle tra bufale sulla stampa e grane vere. Parlano il sociologo De Masi, il politologo Panarari e i sondaggisti Noto e Piepoli

di Carmine Gazzanni
Politica

Luigi Di Maio lancia l’allarme: tecnocrati, poteri forti e i loro media assediano il Movimento. Per i sondaggisti però le proteste sulla Tap, tanto enfatizzate sui giornali, restano un fatto locale che non sposterà molti voti. Per il vice presidente della commissione attività produttive, Luca Carabetta (M5S), sparano sul governo perché aiuta il popolo e non le banche ma “il faro resta l’interesse dei cittadini”.

Il dissenso interno può logorare il Movimento. Finché c’è Matteo Salvini per i Cinque Stelle difficile essere coerenti. È un assedio sui generis quello che sta vivendo il Movimento cinque stelle. Ne è convinto il sociologo Domenico De Masi. “Gli assedianti stanno al di dentro, non sono esterni. Sono militanti e addirittura parlamentari dello stesso Movimento che sono in disaccordo. Parliamo, dunque, di un dissenso interno”, spiega l’ex sostenitore del Movimento fondato da Grillo e Casaleggio. Anche se, ragiona il socioloco, “mi sembra del tutto normale che ci possano essere punti di vista antitetici, tanto più considerando che i parlamentari pugliesi hanno fatto campagna elettorale sull’opposizione alla Tap”. Ma non è tutto. “La particolarità – spiega ancora De Masi – è che il Movimento è costretto oggi ad abituarsi a questo dissenso interno perché nel momento in cui vuoi mettere per forza insieme capre e cavoli, di volta in volta ci sarà qualcuno contento e qualcuno scontento”. Come uscire allora da questo stato d’assedio? “Per ricomporre il dissenso interno – conclude ancora il sociologo – l’unico modo è essere il più possibile coerenti con lo spirito del Movimento. Il che, tuttavia, è reso difficile con la convivenza politica con Salvini e con la Lega. C’è poco da fare: oggi nel Governo convivono due anime, quella democratica e libertaria dei Cinque stelle e l’altra fascista della Lega”.

La Tap incide solo in Puglia. Determinante sarà il Bilancio. “I Movimento non è sotto assedio”. Laconico il commento del direttore di Ipr Marketing, Antonio Noto. “Non vedo uno stato d’assedio nei confronti dei Cinque stelle, se non quanto accaduto in Puglia. Ma è chiaro che se fai una campagna elettorale di un certo tipo in Puglia, poi è il minimo sindacabile che ti contestino”, spiega il sondaggista. “Per tutte le altre questioni non vedo stati d’assedio: se loro riconfermano il reddito di cittadinanza e quanto promesso in Manovra, che sono i veri punti cardine del programma elettorale e poi del contratto di Governo, sinceramente non vedo difficoltà in un partito che è tuttora in salute. La Tap è senz’altro un nervo scoperto, ma tocca solo marginalmente le dinamiche nazionali”. Insomma, il Movimento non sarebbe in difficoltà: “Se poi dopo la Tap, – conclude Noto – dovessero cambiare la Manovra, non fare più il reddito di cittadinanza, a quale punto le cose cambierebbero radicalmente. Per ora, tuttavia, parliamo di una protesta circoscritta a livello locale”.

Pentastellati in ottima salute. Ma attenzione ai nodi da sciogliere. Non c’è alcun effetto domino. Tranchant il commento del politologo Massimiliano Panarari. “Emerge senz’altro un conflitto interno, ma ad oggi non si può dire che il Movimento sia sotto assedio”, spiega il professore. Che, tuttavia, avverte: “Le parole del vicepresidente Di Maio di oggi (ieri, ndr), così bellicose, e che denunciano uno stato d’assedio, rivelano una preoccupazione”. La spiegazione è squisitamente elettorale: “Dal momento che i Cinque stelle hanno un consenso che definirei intermittente, legato cioè a una serie di macro-issues – dalle opere pubbliche al voto anti-casta fino alla rivendicazione dell’onestà – ci sono senz’altro nuclei di elettorato più densi, ma gran parte di questo senso è quello che chiameremo voto di opinione”. Ecco perché “il disattendere una serie di promesse potrebbe innescare un effetto domino”. Non si sottovaluti in questo la questione Roma: “il M5S si era presentato come la rivoluzione – conclude Panarari – ma oggi sta manifestando una serie di problemi. Questo è un nodo molto sensibile che si somma al potenziale effetto domino”.

Gasdotto ininfluente. I grillini restano un partito di massa. Per il sondaggista Nicola Piepoli c’è un distinguo da fare tra ambito soggettivo e ambito oggettivo: “Se Di Maio si sente sotto assedio, è sotto assedio; se Di Maio non si sente sotto assedio, non è sotto assedio: è il suo sentimento”. Dal punto di vista del partito, infatti, “il Movimento è tuttora un grande partito di massa che fa invidia sia alla Democrazia Cristiana sia ai Comunisti dei tempi migliori”. Tutto, dunque, dipende dal punto di vista di osservazione. “Non è cambiato nulla rispetto a uno o due mesi fa, nelle problematiche del Cinque stelle e dei suoi elettori – spiega il professore – Loro hanno dimostrato sempre una buona intenzione di lavorare per il Paese, hanno determinate metodologie e le stanno mettendo in pratica”. Per ora, dunque, il Movimento non è sotto assedio: “non può esserlo chi è tra il 25 e il 30% dei consensi”. La questione della Tap, insomma, “è assolutamente ininfluente: sono normali discussioni che se sei al potere giudichi in un senso, se sei all’opposizione giudichi in un altro. Sono eventi normali nella vita di una nazione e di una forza politica”.

Dai dissidenti al nodo della Tav. Molte le discussioni nel Movimento. Non c’è solo la Tap. Che secondo gli esperti sentiti da La Notizia è un fatto eminentemente locale che non sposta consenti. Al momento, i nodi da sciogliere nel Movimento sono altri. A cominciare dalla fronda interna che, al Senato, minaccia di non votare il decreto sicurezza con le nuove e più stringenti norme sull’accoglienza dei migranti. Un provvedimento il cui via libera è ritenuto cruciale dalla Lega al punto da considerarlo alla stregua di un vero e proprio voto di fiducia per il Governo. L’incognita riguarda i maldipancia dei dissidenti M5S. Al Senato i giallo-verdi possono contare su appena 6 voti in più della maggioranza assoluta (161 senatori) e, nonostante gli emendamenti più spinosi siano già stati bocciati in commissione, il rischio è che ora i quattro irriducibili dell’ala ortodossa del Movimento (Nugnes, De Falco, Fattori e Mantero) possano uscire dall’Aula di Palazzo Madama al momento del voto. Non solo. Secondo indiscrezioni, infatti, il numero dei dissidenti potrebbe salire a dieci, mettendo così seriamente a rischio la tenuta della maggioranza sul provvedimento che arriverà all’esame proprio dell’Aula. Ma non finisce qui. Altra questione, che investe i rapporti tra i due alleati di Governo, riguarda invece la Tav Torino-Lione. I Cinque Stelle, che hanno dovuto sacrificare uno dei loro cavalli di battaglia della campagna elettorali con il via libera obbligato alla Tap che avevano promesso di bloccare in campagna elettorale, sono decisi d’altra parte, a non mollare sul blocco della Tav. Un’opera peò considerata “strategica” da parte della Lega. Insomma, due partite diverse ma incrociate che rischiano di generare nuove tensioni tra i due azionisti dell’Esecutivo Conte. Dopo quelle già innescate dal condono inserito nel decreto fiscale.