Pd, Partito Distrutto. Renzi sfida la minoranza. Ma Emiliano, Rossi e Speranza rompono gli indugi: “Matteo ha scelto la scissione”

dalla Redazione
Politica

È un Matteo Renzi molto chiaro quello che va in scena all’assemblea nazionale del Pd. Un Renzi che parte citando Blaise Pascal: “la scissione ha delle ragioni che la ragione non conosce”, dice. Un chiaro attacco frontale alla minoranza dem. Così si apre il suo intervento al Parco dei Principi di Roma. Non a caso, dice ancora Renzi, “peggio della scissione c’è soltanto il ricatto. Fermiamoci, fuori ci prendono per matti”.

È il giorno della resa dei conti, d’altronde, dopo le minacce di scissione che si sono già consumate nelle parole di Rossi, Speranza ed Emiliano. L’ex presidente del Consiglio spiega che il Pd è diviso “come tutti gli altri partiti“, a destra come a sinistra. E quello che sta succedendo è una “lotta di potere”. Ma il potere nel Pd, continua Renzi, “appartiene ai cittadini che votano alle primarie, non ai caminetti e alle correnti romane”. Imprescindibile il congresso, perché se non si fa non siamo l’alternativa “a Casaleggio e ad Arcore“. Chiarisce che nessuno ha “il copyright della parola sinistra” anche se “non canto bandiera rossa e non sventolo la bandiera socialista”. Invita a ripartire “dai contenuti e non dalle guerricciole“, auspica l’unità ma precisa che “non possiamo rimanere fermi come questi due mesi a discutere al nostro interno“. E aggiunge:  “Io dico fermiamoci, fuori ci prendono per matti. Oggi discutiamo ma poi mettiamoci in cammino“. “Un partito deve scegliere di rispettarsi sempre e praticare il rispetto verso la comunità di militanti e iscritti che senza chiedere niente passano le serate a organizzare le campagne elettorali e le feste dell’unità e chiedono a noi di rispettarci. In questi mesi il Pd non si è rispettato, ha buttato del tempo, ha bestemmiato il suo tempo, ha perso l’occasione per parlare fuori. Guardiamoci negli occhi rispettandoci e proviamo a capire se esiste lo spazio per immaginare un domani”.

Minoranza in trincea – Dopo aver ascoltato il discorso di Matteo Renzi e degli esponenti di maggioranza, la minoranza resta sulle sue posizioni non vedendo da parte del vertice dem “la volontà di unire”. Per la minoranza ha parlato solo Guglielmo Epifani ma la minoranza è rimasta in sala ad ascoltare gli interventi. Per ora nessuna dichiarazione ufficiale. “Parleremo al momento giusto”, dice Roberto Speranza. A parlare anche Nico Stumpo, della minoranza: “Noi non vogliamo che Renzi non si candidi, è peccato che si ridicolizzino così certe posizioni. La realtà è che ci è stato proposto di discutere non so di cosa nelle convenzioni congressuali e il tema è la legittimazione del segretario. Con questa discussione c’è poco da andare avanti, aspettiamo la fine dell’assemblea e quando si spengono le luci diremo che cosa faremo”.

Quel che trapela, insomma, è che la minoranza del Pd lascerà alla spicciolata l’assemblea nazionale e comunque non voterà la direzione del segretario Renzi. Ad acuire il clim un take dell’AdnKronos: “La relazione di Renzi non solo ha chiuso a ogni nostra richiesta ma persino oggi, in questa situazione, abbiamo dovuto sentire toni da stadio”. Così dalla minoranza Pd ha commentato l’intervento di Matteo Renzi in assemblea. “Se queste sono le decisioni di Renzi, ricostruiremo il progetto da un’altra parte”. Nei prossimi giorni verranno decise le tappe del nuovo percorso. “Con calma, senza enfasi”. A parlare, poi, è stato Enrico Rossi, in maniera molto forte: “È stato alzato un muro, sia nel metodo che nella forma. Per noi la strada è un’altra. Sono maturi i tempi per formare una nuova area. Milioni di cittadini hanno abbandonato questo Pd. Noi abbiamo posto lo stesso problema che milioni di cittadini pongono: avvertono il Pd come un partito non più di sinistra. Abbiamo provato ad avanzare alcune idee e invece è stato alzato un muro e non abbiamo avuto nessuna risposta di merito né di metodo”.

GLI INTERVENTI

Epifani – Il primo a intervenire dopo Renzi, è stato l’ex segretario del Pd, Guglielmo Epifani. “Non ho mai usato toni critici nei confronti di qualcuno e sono tra coloro che tre anni fa scelsero con grande sofferenza di votare Matteo Renzi a guida del Pd – ero molto amico di Enrico Letta -, ma dopo quella scelta troppe cose non mi tornavano. Come il Jobs act, che è andato troppo oltre rispetto alla mia esperienza”. La platea dell’assemblea Pd rumoreggia però quando Guglielmo Epifani paragona la fiducia sull’Italicum alla fiducia sulla legge truffa del ’53.

Botta e risposta Epifani-Orfini – “Le regole del congresso le decide la commissione per il congresso e non la direzione”, dice Epifani, parlando in assemblea a nome della minoranza Pd. Il riferimento è alla scelta della direzione dello scorso lunedì di avviare il congresso con le regole di quello svolto nel 2013. A questa obiezione, replica il presidente del Pd Matteo Orfini: “Si è scelto di partire dalle regole 2013 perché qualcuno aveva avanzato la preoccupazione che le regole si potessero fare a maggioranza. Per chi era preoccupato abbiamo votato un odg in direzione confermando le regole 2013”, delle primarie tra Bersani e Renzi. “La commissione congresso sarà costituita in una direzione convocata il prima possibile. La commissione per il congresso è sovrana e potrà scrivere le regole che gli pare”.

Fassino – “Non siamo prigionieri della parola scissione e sono contento che Guglielmo Epifani abbia detto che la parola non gli appartiene”. Lo ha detto Piero Fassino all’assemblea del Pd, rivolgendosi alla minoranza dem. “Quando ho sentito che si utilizzava la parola ‘scissione’ ho avuto grande turbamento. Perché è una parola che ti vincola, che ti rende prigioniero. Ecco, noi non siamo prigionieri di quella parola”, ha aggiunto. E poi ha continuato: “Tutti stiamo vivendo un momento di grande ansia e preoccupazione, un momento di sofferenza. C’è stata un’invocazione pressante e angosciata del nostro popolo che ci chiede unità e coesione”.”Penso che ci siano tutte le condizioni perché si faccia un congresso vero. Non esistono i congressi finti o i congressi di figurine. Non è la temporaneità di un congresso che ne determina la qualità”, ha aggiunto Fassino.

Cuperlo – “Non la data di un congresso. Non la qualità dei legami tra noi. Non è una lotta di potere. Oggi in gioco c’è molto di più: spezzare il filo su cui ha camminato la sinistra italiana per oltre un quarto di secolo”. Così Gianni Cuperlo dal palco dell’assemblea del Pd. “In un passaggio simile, l’idea di spezzare il progetto su cui la sinistra ha investito se stessa è un pericolo enorme. Per tutti. Se fossi stato il segretario del partito, oggi avrei detto queste parole”. A a Renzi: “Caro Matteo, è su di te che pesa la responsabilità maggiore di questo momento”. E ancora: “Non sono stato io a non aver riconosciuto il segretario ma chi doveva guidare questa forza a non riconoscere una parte. Chi era alla guida pensava che ogni critica fosse espressione del morto che acchiappava il vivo: non è così. Le parole gufi, slealtà, sono state un momento di umiliazione”.

Veltroni – “Non si separi la strada di tanti compagni e tanti amici dalla strada di tutti noi. Delle loro idee, del loro punto di vista, il Partito democratico ha bisogno”. A parlare Walter Veltroni che torna a parlare all’assemblea del Pd, dopo diverso tempo di assenza. “Da molto tempo – ha detto infatti l’ex segretario – non partecipo alle riunioni degli organismi del partito, le mie scelte di vita mi hanno spinto a decidere così, era ed è giusto così. Ma prendo pochi minuti per dire quanto mi sembra sbagliato quanto sta accadendo e per rivolgere un appello a tutti perché non si separi la loro strada da quella di tutti noi”.

Veltroni: “sinistra divisa fa male al Paese” – Se la sinistra fosse stata unita non avrebbe vinto Berlusconi, se l’esperienza del governo Prodi fosse proseguita la storia italiana avrebbe avuto un altro corso. Dopo le elezioni del 2006 successe di tutto. Se non vi fosse stata la divisione della sinistra, Romano Prodi nel 2013 sarebbe stato eletto presidente della Repubblica. La sinistra quando si è divisa ha fatto male a se stessa e al Paese: questa è la verità”, ha detto l’ex sindaco di Roma in un altro passaggio del suo discorso.

La raccomandazione di Orfini a Giachetti – All’assemblea Pd è il turno di Roberto Giachetti. Matteo Orfini, presidente del partito, annuncia l’intervento e, dopo le polemiche alla riunione di dicembre, aggiunge: “Ovviamente, Roberto, mi raccomando…”. A dicembre Giachetti scatenò una polemica dando della “faccia di c… ” a Roberto Speranza. Il vice-presidente della Camera prima fa una battuta: “Non so se è una censura preventiva… “. Poi però si scusa per l’episodio di due mesi fa e inizia assicurando: “Userò parole urbane”.

Giachetti contro D’Alema – “Il conducator della scissione, oggi assente, ovvero Massimo D’Alema come al solito ci indica la strada. Il problema per tenere unito questo partito è che non ci sia Matteo Renzi. Ma andiamo a vedere se i cittadini ritengono che debba essere così. Noi il congresso lo dobbiamo fare e farlo prima possibile e daremo modo al popolo di dire quello che pensa”, ha detto all’inizio del suo intervento Roberto Giachetti, vicepresidente della Camera.

Franceschini – “Non consumate tutto oggi: c’è tempo. Lo statuto prevede che la direzione elegge una commissione per il congresso in cui ci sono anche i rappresentanti dei candidati. In questi quattro mesi entro i quali lo statuto impone di tenere il congresso, si possono ricostruire le regole e le garanzie. Non dividiamoci oggi: se vi alzate da quelle serie, non importa quanti sarete, ma sarà una ferita per la nostra storia e per un percorso comune che abbiamo il dovere di proseguire insieme”, ha detto il ministro Dario Franceschini in assemblea. “Non è il momento di dividersi – ha continuato l’ex segretario – anzi è il momento di provare a ricostruire un rapporto con il Paese, capire perché si è incrinato qualcosa nel rapporto nostro con il Paese. La scissione aumenterà la possibilità che vinca la destra o che vinca Grillo e comunque siamo vicini alle elezioni ed è davvero difficile in un tempo così corto avere una scissione e poi andare insieme alle elezioni”.

Orlando – “Chi invita a tirare dritto prende più applausi dal proprio pubblico. Siamo in grado di fermare i tifosi? Le posizioni di Speranza sul governo di cui ho fatto parte per me sono inaccettabili. Se se ne va qualcuno di importante da questo partito, io non credo che il partito resti quello che era: rischia di non essere la stessa cosa. E’ superficiale dire ai compagni del teatro Vittoria che realizzare il socialismo in una forza marginale al di fuori di una grande coalizione non ha senso?”. Così il ministro Andrea Orlando all’assemblea nazionale del Pd, che ha cercato di ricomporre le fratture. “O cambiamo l’algoritmo o ci fomenteremo per dire che il compagno è il nostro vicino di casa. Dobbiamo rifondare il Partito democratico perché le fratture di oggi rischiano di ripetersi in futuro”.

Boccia – Si indichi una conferenza programmatica e “si dia il tempo ai candidati segretario alternativi a Renzi di girare l’Italia e di presentare le loro tesi al popolo”. Sono le richieste presentate all’assemblea del Pd da Francesco Boccia. “Un minuto dopo la conferenza programmatica si dia il via al congresso”, ha aggiunto Boccia. “Questo sforzo lo deve fare prima di tutti Matteo Renzi”, ha poi sottolineato ricordando che alla manifestazione organizzata ieri da Enrico Rossi con Michele Emiliano e Roberto Speranza “c’era un pezzo del Pd: quelli che hanno sempre cantato Bandiera rossa, quelli che l’hanno sempre ascoltata con ammirazione e giovani. Militanti, iscritti del Pd. Quello che è successo ieri lì e un pezzo di una discussione forte, certamente andata fuori controllo, ma che riguarda la vita profonda del nostro partito”.

Emiliano – “C’è una sofferenza bestiale in questo momento. Un sacco di compagni e compagne si sono avvicinati, mi hanno dato una mano, mi hanno detto che è importante rimanere insieme. Questa possibilità è a portata di mano”. Lo ha detto Michele Emiliano intervenendo all’assemblea del Pd. “Abbiamo un patrimonio che come dice Orlando ci potrebbe consentire in poche settimane di convocare l’Italia intera su una piattaforma programmatica assieme alla campagna elettorale per le prossime amministrative. Noi avevamo avuto l’impressione che il Pd volesse saltare questi passaggi e saltare alle elezioni ma il segretario mi ha detto che non era mai stata sua intenzione andare a votare e io gli credo. A questo punto se non abbiamo urgenza di chiudere la legislatura mi chiedo se è possibile in questa situazione difficile ritrovare le ragioni dell’unità”.

Emiliano: “togliere ogni alibi a scissione” – “Rimanere insieme è a portata di mano. È una questione legata a piccoli meccanismi. Ma anche i grandi conflitti sono nati in passato da piccoli meccanismi… Qualche volta fare un piccolo passo indietro consente a una comunità di farne cento avanti”. “Io sto provando a fare quel passo indietro che consenta però – dice ancora Emiliano – di uscire tutti con l’orgoglio di appartenere a questo partito. Senza mortificare nessuno. Questo nel nostro partito può farlo esclusivamente il segretario. Io non posso che dire che ho fiducia in lui, nella sua capacita’ di guidare questa gente meravigliosa. Ho fiducia nel fatto che egli non ha intenzione di sacrificare questo alle sue legittime aspirazioni politiche. Io credo che siamo a un passo dalla soluzione, che significa portare questa comunità a una sfida dignitosa”.

  • honhil

    Qualcuno da qualche parte scrive che il Pd deve avere il coraggio di non tranciare la speranza. Ma la speranza, di chi? La speranza è morta, per il popolo. Le famiglie, la quasi totalità delle famiglie italiane, senza avvenire e senza speranza, hanno da tempo superato il bivio della disperazione precipitando nel gorgo della non vita. Eppure la politica pensa soltanto ad imbellettarsi. Come la stampa cosiddetta libera, del resto. E mentre l’Italia scivola nell’anonimato geografico, mai come in questa fase è stata una mera espressione geografica, e gli italiani s’inabissano in un’apatia collettiva per sfuggire il presente, le prime quattro cariche dello stato, con l’appoggio esterno dell’intellighenzia e l’applauso della Chiesa, incoraggiano il multiculturalismo. Un incubo per l’Italia e l’Europa, ma alla base di un business che dispensa milioni a gogò alle coop rosse, bianche e di colore cirricaca. Ed è su questi valori che si conta il Pd. Amen.