Attacco al Colle e ritorno. L’ultima capriola di Di Maio divide i Cinque stelle: riunione carbonara al Senato contro il Luigi maximo

di Alessandro Righi
Politica

Ore 17.32: mentre Luigi Di Maio è al Quirinale per un nuovo colloquio ‘informale’ col presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, le agenzie battono una dichiarazione di Laura Castelli. Dice la deputata del M5S, tra i papabili ministri: “Abbiamo sempre detto che o parte un Governo politico con la maggioranza esistente in Parlamento e che ha scritto il contratto di Governo, M5S e Lega, o per noi si deve tornare al voto subito. Sono ore cruciali e c’è una situazione di instabilità che rischia di essere pagata dai cittadini e dal Paese. Stupisce che Paolo Savona, persona di grande spessore culturale e sensibilità politica, non abbia ancora maturato la decisione di fare un passo indietro”. Sembra il fischio finale a qualsiasi ipotesi di Governo Lega-M5s, una richiesta che Matteo Salvini (e lo stesso Savona) non accetterebbe mai.

Passano due ore: dopo l’incontro con Mattarella, in diretta su Facebook Di Maio annuncia: “Troviamo una persona di eccellente caratura come Savona e lui rimane con un altro posto nella squadra di Governo”. Sono ore febbrili nel Movimento. Ore in cui succede tutto e il contrario di tutto. La confusione è evidente. Perché la Castelli non è un’esponente di secondo piano del M5S, perché Di Maio ne è il leader. E le loro dichiarazioni si contraddicono: la prima parla di un’uscita di scena dell’economista euro-critico, ‘Luigi’ di affidargli un altro dicastero. Una linea ondivaga, quella che viene portata avanti dai vertici pentastellati, che sta mandando in tilt i parlamentari. Storditi dalle capriole del capo e del suo inner circle.

Ieri l’AdnKronos ha raccontato i particolari di una riunione, svoltasi martedì, alla quale erano presenti una cinquantina di senatori del Movimento. Una riunione non in agenda, ma sorta spontaneamente in assenza  del capogruppo Danilo Toninelli. “Non siamo dei pigia bottoni”, si sarebbero sfogati in tanti. Qualcuno sarebbe addirittura scoppiato in lacrime. Su tutti, a dare in escandescenze per la linea politica ondivaga e a suo dire “clamorosamente sbagliata”, sempre secondo l’AdnKronos, sarebbe stato Gregorio De Falco, tra i più duri per la gestione del post-voto guidata da Di Maio e pochi fedelissimi.

Ma non solo. Anche un’altra senatrice neoletta avrebbe denunciato la mancanza di trasparenza. “Sono arrivata a Roma credendo di replicare la condivisione che ho sempre apprezzato nei meetup – ha spiegato ai colleghi –. Qui apprendo le notizie dai giornali, mi sembra un incubo. E quando da casa mi chiedono ‘che accade?’, ho quasi imbarazzo nel dire che non so un fico secco”. Sul tavolo è finita la retromarcia di Di Maio sulla richiesta di impeachment contro Mattarella: “Salvini ci ha messo nel sacco, questi se torniamo al voto ci asfaltano”. Alla fine, a sedare gli animi ci avrebbero pensato il vice capogruppo Gianluca Perilli e Nicola Morra.

Anche tra i big del M5S serpeggia però qualche malumore. Ieri, durante l’assemblea dei parlamentari, è stata Paola Taverna a contestare al capo politico la mancanza di collegialità nelle scelte. “Ascolta pure i cacacazzi”, le ha fatto eco, scherzando, il deputato Andrea Colletti. “Cercherò di trovare metodi alternativi” di comunicazione, la replica di Di Maio. Vedremo.

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