Avanza l’Italia digitale, ma soltanto quella del blitz sulle poltrone. Imbarcati 5 consulenti dell’ultima ora: andranno a lavorare col Commissario Piacentini

di Stefano Sansonetti
Cronaca
piacentini

L’avanzata digitale del Paese, si sa, è strategica. Si discute da anni del “digital divide”, ovvero del divario che allontana l’Italia dalla maggior parte dei Paesi più evoluti. Ma a quanto pare deve risultare strategica anche l’avanzata dei consulenti da stipendiare a tal fine, per giunta in un momento di legislatura archiviata. Il quadro, nel perfetto stile delle operazioni da fine impero, emerge dalle parti di Palazzo Chigi, in particolare da quelle del Commissario straordinario per l’attuazione dell’agenda digitale. Il capo della struttura, ovvero Diego Piacentini, pezzo grosso di Amazon (in aspettativa) chiamato dall’allora premier Matteo Renzi, ha favorito il reclutamento di almeno cinque collaboratori dal mese di settembre 2017 fino ai tempi più recenti. Il tutto formalizzato da appositi decreti del presidente del consiglio, Paolo Gentiloni.

La mossa – I super esperti informatici in questione, con tanto di emolumento allegato, sono Fabio Fumarola (30mila euro), Giovanni Ruggiero (72mila), Riccardo Giulio Iaconelli (80mila), Alessandro Ranellucci (60mila) e Filomena Ferrara (80mila). Naturalmente i consulenti approdati alla corte di Piacentini, così come emerge dalle griglie pubblicate dal Governo, sono anche altri. Ma diciamo che questi cinque rappresentano un po’ gli acquisti dell’ultima ora. Ma fino a quando durerà il loro incarico? Sempre secondo quanto si apprende dalle griglie pubblicate da Palazzo Chigi, la durata di ciascuno di questi incarichi viene equiparata al mandato commissariale. Ora, è sempre il sito internet del Governo a informare che Piacentini è commissario governativo dal 16 settembre 2016, con un mandato biennale che scadrà nel settembre del 2018. Parrebbe allora potersene dedurre che anche i consulenti recentemente imbarcati saranno in grado di resistere all’avvento del nuovo Governo.

Lo scenario – Del resto, si dirà, il piano di sviluppo digitale del Paese è troppo importante per essere lasciato a metà strada. Ma al di là dei risultati raggiunti finora, e dell’importanza di dare continuità ai progetti, è un fatto che in zona Cesarini è andata in porto l’ennesima operazione nomine. Senza che la cosa abbia avuto molta pubblicità. Il Commissario al digitale, però, può stare tranquillo. La sua struttura non è la prima, e non sarà certo l’ultima, a imbarcare consulenti in extremis.

Altri casiProprio ieri La Notizia ha svelato che Marco Simoni, super consulente economico dell’Esecutivo, reclutato dall’allora premier Renzi e poi lasciato in eredità a Gentiloni, di recente è riuscito a strappare una conferma. Resterà consulente fino al 30 giugno 2018, quindi anche col futuro Governo, percependo un emolumento di 105mila euro lordi. Incarico che cumulerà con quello di consigliere di amministrazione di Arexpo (compenso da 30mila euro) e componente del Comitato di coordinamento di Human Technopole (10mila). E un canovaccio simile, come segnalato da La Notizia del 18 dicembre, è stato seguito anche per le nomine ai vertici di alcuni Parchi nazionali, storica riserva di ex parlamentari e amici degli amici.

Tw: @SSansonetti