Intesa soffre sull’affare russo. In ballo il maxi prestito al Qatar per rilevare Rosneft. Non si trovano banche per condividerne i rischi

di Stefano Sansonetti
Economia

di Stefano Sansonetti

Il mistero si infittisce. E il fatto che Intesa Sanpaolo, la principale banca italiana, continui a non fornire risposte non fa altro che alimentarlo. Sul palcoscenico c’è sempre il maxi prestito da 5,2 miliardi di euro che l’istituto di credito, a gennaio del 2017, ha detto di voler mettere a disposizione di Qia (fondo sovrano del Qatar) e Glencore (gruppo minerario anglo-svizzero) per l’acquisto del 19,5% del colosso petrolifero russo Rosneft. Negli ultimi mesi La Notizia, in completa solitudine tra i giornali italiani, ha più volte messo in evidenza i dubbi che stanno accompagnando un’operazione economicamente enorme. Ebbene, l’ultima novità in ordine di tempo è che lo scorzo 25 agosto la Reuters ha lanciato un bel missile addosso alla banca guidata da Carlo Messina. In un articolo che viene definito un’“esclusiva”, forse con qualche eccesso di enfasi, l’agenzia di stampa britannica ha rivelato che Intesa Sanpaolo non sarebbe riuscita a “sindacare” il prestito, come precedentemente aveva annunciato di voler fare. Cosa significa?

Il quadro – Complici forti perplessità sull’operazione, a quanto risulta manifestate anche da alcuni consiglieri di amministrazione, i vertici dell’istituto alla fine hanno deciso di condividere (“sindacare”, appunto) il prestito con altre banche per minimizzarne i rischi. Lo scorso 2 giugno, addirittura, l’agenzia Ansa riportava trionfalistiche affermazioni di Gaetano Micciché, presidente di Banca Imi, secondo il quale entro i primi di luglio si sarebbe trovato il pool di banche con cui condivedere l’operazione e si sarebbe dato corso all’erogazione dei prestiti. A corredo veniva riferito che Intesa aveva selezionato 15 banche, tra cui istituti americani, francesi, cinesi e di altri Paesi Ue. Tutto questo, secondo la Reuters, sarebbe però scoppiato come una bolla di sapone. Per quale motivo? Perché nel frattempo, rammenta l’agenzia britannica, sono sopraggiunte nuove sanzioni Usa nei confronti della Russia (la stessa Rosneft, del resto, era già stata colpita da precedenti sanzioni). E questo avrebbe spinto le banche sondate da Ca’ de Sass a fare un passo indietro, o almeno a chiedere un supplemento di riflessione prima di dar manforte alla banca italiana. Sulla resistenze, inoltre, avrebbe influito anche l’attuale crisi del Golfo, con il Qatar di fatto isolato dai Paesi circostanti, Arabia Saudita in primis.

Il precedente – A dir la verità la Reuters aveva già punzecchiato Intesa su questa operazione. In un articolo di inizio anno (ricordato da La Notizia del 26 gennaio 2017), l’agenzia aveva scritto che il prestito di Intesa sarebbe finito a una joint venture tra Qia e Glencore, la QHG Shares, tra i cui azionisti risulterebbe anche una società delle Isole Cayman, i cui proprietari non possono essere tracciati. Ragion per cui la Reuters chiedeva quali fossero i veri beneficiari del maxi prestito. Qualcuno può legittimamente chiedersi cosa ci sia dietro questa sorta di accanimento dell’agenzia inglese noi confronti di Intesa. Ma non c’è dubbio che i temi sollevati meriterebbero una risposta. Ieri La Notizia ha chiesto alla banca italiana a che punto è il processo di condivisione del prestito, se esistono banche che finora hanno dato la disponibilità a essere coinvolte, se è vero che le nuove sanzioni contro la Russia hanno imposto una frenata, se il prestito da 5,2 miliardi è in corso di erogazione e in quale misura l’obiettivo di sindacarlo incide sulla sua messa a disposizione dei beneficiari. Ma la banca ha detto che non rilascia commenti. Forse, però, il momento di dire qualcosa è arrivato.

Twitter: @SSansonetti