Bankitalia si fa le statistiche. E paga le ricerche a peso d’oro. Bando di Palazzo Koch sui bilanci familiari. Duecento euro per ogni intervista di un’ora

di Carmine Gazzanni
Economia

In totale parliamo di 2,4 milioni di euro. Questo è l’importo stimato per il bando di gara indetto da Bankitalia e relativo all’affidamento “di indagini statistiche campionarie sui bilanci delle famiglie italiane”. Esatto: a Palazzo Koch si fanno anche statistiche. Il tutto finalizzato “allo studio della distribuzione del reddito e della ricchezza nel Paese”, tenendo conto anche delle caratteristiche socio- demografiche della popolazione. Argomento ostico, dunque. Sul quale, forse, si sarebbe potuto far riferimento direttamente ai dati dell’Agenzia delle Entrate siccome parliamo di bilanci e dichiarazioni dei redditi. Ma, al di là di questo, ciò che lascia sorpresi del bando indetto dall’istituto oggi diretto da Ignazio Visco, è l’importo stimato, considerando che la quota è per un ciclo unico di interviste.

Ma andiamo con ordine. Il capitolato del bando di gara specifica innanzitutto che le interviste dovranno svolgersi in modalità face to face nell’anno 2020 su circa 12mila famiglie sparse in circa 450 comuni italiani. E a realizzare le interviste sarà un vero e proprio pool di 350 persone. Ovviamente a predisporre il questionario saranno i funzionari di Palazzo Koch e tutto avverrà con l’utilizzo esclusivo del computer. Resta, tuttavia, la domanda: come mai predisporre un bando da 2,4 milioni? Se andiamo infatti a scomporre l’importo parliamo – come riconosce lo stesso istituto – di un corrispettivo per ogni singola intervista di 200 euro. Un po’ tantino considerando che parliamo di indagini che avranno una durata di un’ora per ogni intervistato.

La ragione sarebbe da trovare nel fatto che Palazzo Koch è alla ricerca di “un pool di intervistatori altamente qualificati e in possesso di esperienza pluriennale, nei confronti dei quali deve essere assicurata una retribuzione adeguata all’impegno che la rilevazione richiede”. E qui le precisazioni di Bankitalia sono decisamente curiose. L’istituto, per giustificare il non secondario esborso, precisa che il questionario contiene domande “relative ad argomenti particolarmente sensibili” dato che parliamo di redditi e ricchezze familiari. Addirittura dalle precedenti esperienze, specifica ancora Palazzo Koch, è emerso che per poter effettuare l’indagine non basta andare a casa delle persone e “rubare” un’ora alle stesse, ma sono necessari “almeno due azioni di contatto, da svolgersi direttamente presso le abitazioni in giorni ed orari differenti”.

Insomma, un lavoraccio che richiede un compenso di tutto rispetto e anche di più. Non è un caso che la stessa Bankitalia precisi che il costo della manodopera “sarà sottoposto, ove del caso, ad attento esame nel corso della verifica di congruità dell’offerta”. Non solo: l’istituto si riserva, visto l’esborso, anche di “ridurre la numerosità campionaria […] fino ad un minimo di 10mila famiglie”. Ci si chiede soltanto, viste tutte queste riserve avanzate, perché non si sia partiti direttamente da un importo stimato più basso o da una richiesta più moderata.