Berlusconi e Salvini non romperanno: il Cav in partita per il Governo. Parla Campi: “L’alleanza Lega-M5S vuol dire penalizzare Mediaset”

di Giorgio Velardi
L'intervista

“Dubito che Berlusconi voglia assumersi la responsabilità della rottura della coalizione di Centrodestra dopo aver rimproverato a Salvini di voler assumere lui questa decisione”. Piuttosto, “ho l’impressione che in questo momento stia cercando di contrattare la sua posizione. Magari per capire qual è il modo migliore per restare, anche se in posizione forzatamente defilata, nella partita per il Governo” e “conscio del fatto che rivotare subito sarebbe un disastro totale per Forza Italia e per le sue aziende”. Non ha dubbi Alessandro Campi, docente di Scienza politica all’Università di Perugia e direttore della Rivista di Politica.

L’immagine del Cav sembra quella di un leone in gabbia che non vuole arrendersi. È così?
“Indubbiamente, con la performance al Quirinale, Berlusconi non ha fatto un favore a Salvini: ha messo sabbia negli ingranaggi di un possibile accordo tra M5s e Lega – ragiona Campi con La Notizia –. Ma più che un calcolo politico, credo che il suo sia stato un moto di stizza dettato dall’aver perso il ruolo di leader della coalizione. D’altro canto il Cav non ha in mano molte carte: il tentativo di riavvicinamento al Pd muore nel momento in cui Salvini dice che coi dem non vuole avere niente a che fare. Da qui a far saltare il banco però ce ne corre”.

Insomma, ‘Silvio’ resta comunque centrale.
“Vede, qui i problemi sono tre”.

Il primo?
“È di ordine storico. Checché ne dica Di Maio, il Centrodestra non è soltanto una coalizione elettorale messa in piedi per sfruttare i meccanismi del Rosatellum. Ma una formula politica inventata da Berlusconi che sta in piedi da almeno 25 anni e che, pur nelle diversità delle sue componenti, ha sempre avuto una propria omogeneità di fondo. Ci vuole una ragione forte per farla saltare”.

Il secondo?
“Per ragioni tattico-propagandistiche, il leader della Lega non vuole prestare il fianco a Berlusconi, che in caso di rottura passerebbe per vittima e lo taccerebbe di essere un ‘traditore’ al pari dei vari Fini, Casini, Alfano. Il tempo lavora in favore di Salvini, che deve evitare passi falsi: la parabola del Cav è discendente e il Carroccio ormai non spaventa più l’elettorato moderato”.

Il terzo?
“Se con la frattura provocata dal suo atteggiamento facesse veramente nascere un Governo Lega-M5s, Berlusconi rischia di pagare un conto salatissimo, che avrebbe un effetto a cascata anche sulle sue aziende. Dubito che il partito Mediaset glielo consentirebbe”.

Ma allora come finirà la partita del Governo?
“La linea è quella tracciata in parte da Salvini giovedì: un Esecutivo politico con un presidente del Consiglio non partitico indicato dai vincitori, con Di Maio e il leader della Lega vicepremier. Elezioni anticipate? Con questa legge elettorale sarebbero inutili”.

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