La Camera fa pulizia: bando per ridurre i rifiuti. Nel 2018 Montecitorio ha prodotto quasi 300 tonnellate di spazzatura

di Antonio Pitoni
Politica

Troppi, decisamente troppi. Se nel 2018 nei cestini della spazzatura di Montecitorio si sono riversati 291.182 chili di rifiuti, quest’anno la Camera, presieduta da Roberto Fico, corre ai ripari. Con un bando ad hoc, con cui l’amministrazione ha indetto una consultazione preliminare per acquisire “consulenze, relazioni o altra documentazione tecnica per l’individuazione di misure volte alla prevenzione e alla riduzione dei rifiuti”. Un bando propedeutico ad una successiva gara “per l’aggiudicazione di un contratto per il servizio di gestione dei rifiuti speciali della Camera”.

Più in particolare, la consulenza richiesta nel bando, pubblicato il 4 febbraio scorso, chiede tra l’altro di indicare “soluzioni e proposte” per “prevenire” e “ridurre” la produzione di rifiuti”. Indicando pure “i parametri di costo delle soluzioni proposte”. All’appaltatore, precisa il bando, spetterà “un importo commisurato alla quantità” dei rifiuti recuperati. Ma per alcune tipologie particolari, le cosiddette “materie prime seconde” come carta e metalli, sarà Montecitorio a ricevere un corrispettivo, sempre commisurato alla quantità.

“L’avvio dell’iter che porterà alla gara per il servizio di raccolta dei rifiuti alla Camera rappresenta un passo importante nell’ambito di un processo dal duplice obiettivo: ridurre la quantità di rifiuti e, nel contempo, ottenere un risparmio di risorse”, spiega a La Notizia il segretario dell’Ufficio di presidenza M5S, Alessandro Amitrano. “Si tratta di un’iniziativa ancor più significativa se si pensa che nel solo 2018 la Camera ha prodotto quasi trecentomila chili di rifiuti – aggiunge -. Puntare su prevenzione e riduzione, e dunque su un ciclo sempre più virtuoso di gestione dei rifiuti, è la modalità in assoluto più efficace in termini di risparmio di spesa e di rispetto dell’ambiente”.

Insomma, una svolta. “Su questo tema, fondamentale per tutte le nostre comunità, occorre infatti agire sia in termini di “sistema” che sul piano culturale, affinché le buone pratiche possano essere sempre più diffuse, incentivate e condivise – conclude Amitrano -. E l’intero processo deve vedere le Istituzioni, a partire dalla Camera, protagoniste nel dare il buon esempio e nell’adozione di best practices innovative ed efficienti”.