Canguro sul Rosatellum. Ecco l’ultima del Pd per evitare guai in Aula. Legge elettorale blindata e se non basta si andrà alla fiducia

di Giorgio Velardi
Politica

Si comincia a fare sul serio. Oggi pomeriggio infatti la legge elettorale, il cosiddetto Rosatellum bis, sbarca in Aula alla Camera, dove nelle intenzioni del Pd dovrebbe passare nel giro di un paio di giorni per poi spostarsi al Senato. Il patto a 4 fra Pd, Forza Italia, Ap e Lega ha retto in commissione Affari costituzionali, ma adesso è atteso dalla prova più dura, quella dell’Aula appunto. “Sarebbe uno scandalo” se “si procedesse a trucchetti con voti segreti”, ha messo le mani avanti il capogruppo dem a Montecitorio, Ettore Rosato, in una vigilia rovente. Alla fine gli emendamenti presentati sono circa 200, 28 dei quali presentati da Mdp. I bersaniani, freschi di rottura con Campo Progressista di Giuliano Pisapia, hanno riproposto i loro cavalli di battaglia. In particolare – ha spiega il deputato Alfredo D’Attorre – alcuni riguardano il voto disgiunto, preferenze e l’obbligo di programma comune per la coalizione.

FI si è invece limitata a depositarne 7 (due sono del gruppo, a prima firma del capogruppo Francesco Paolo Sisto, uno sul voto all’estero e l’altro sul criterio di parità di elezione tra più il più giovane e il più vecchio, e i rimanenti a titolo personale) mentre i dem nessuno. Idem Ap.

L’escamotage – Stando a quanto trapelato ieri, il partito di Matteo Renzi starebbe lavorando ad una strategia per evitare il più possibile i voti segreti, vera preoccupazione per la tenuta del Rosatellum bis. Così per tutta la giornata è tornato in auge il cosiddetto “canguro”, ovverosia quello strumento di tecnica parlamentare che consente – attraverso degli emendamenti preclusivi – di far “saltare” quelli più insidiosi. Certo, il termine per depositare gli emendamenti per l’Aula è scaduto ieri alle 14 ma durante l’esame del provvedimento sia il relatore (Emanuele Fiano del Pd) sia il Governo hanno la facoltà di presentarne altri. Non solo. Malgrado le smentite di rito, sullo sfondo resta lo spettro del ricorso al voto di fiducia, sul quale le opposizioni hanno già alzato le barricate. “Si tratterebbe di una forzatura di inaudita gravità, un vero e proprio attentato ai diritti e alla libertà del Parlamento”, hanno attaccato i capigruppo di Sinistra Italiana di Camera e Senato, Giulio Marcon e Loredana De Petris.

Sulla stessa lunghezza d’onda il Movimento 5 Stelle, che domenica con Alessandro Di Battista ha parlato addirittura di “colpo di Stato istituzionale”: “Se il Governo dovesse porre la fiducia su questa indegna legge, sarebbe un atto eversivo”. I pentastellati hanno presentato 55 emendamenti, fra cui quello sul vaglio preventivo della Corte Costituzionale. Stando alla norma, entro un mese dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, la Consulta è tenuta a esprimere un parere di costituzionalità sulla legge.

Al voto, al voto – Chi invece spinge per l’approvazione il prima possibile è la Lega. “La legge elettorale prima passa in Parlamento e meglio è”, ha dichiarato Matteo Salvini, “perché prima si va a votare e meglio è”. “Soddisfatto del testo? Alla Lega va bene qualsiasi legge elettorale, quindi sono soddisfatto”. Di Maio dice che “mi sono venduto per qualche poltrona? Che pensi all’incapacità dei sindaci 5 stelle. Nella Lega persone in vendita non ce ne sono”.