Cappio nella sede Pd ma a Roma non c’è un’emergenza fascismo. Evocare gli anni Trenta però alimenta l’odio

di Davide Manlio Ruffolo
Cronaca

Minacce ed intimidazioni non sono di certo una novità in Italia. Neanche quelle ai danni dei partiti. Come nell’ultimo caso, avvenuto ieri, dove, davanti alla sezione Pd di Ponte Milvio è comparso un manichino impiccato e uno striscione riconducibile al gruppo di estrema destra ‘Rivolta nazionale’. Ma il fenomeno, pur sempre preoccupante, non è di certo in crescita come qualche buontempone vuole far credere. Certo sarebbe sbagliato e inutile negare che esista ma paragonare il clima odierno del bel Paese con quello carico d’odio degli anni trenta appare più che una forzatura. Per questo bisogna fare una netta distinzione tra quei fatti che possono destare un vero e proprio allarme sociale, come quello di pochi giorni fa quando sul tavolo del pm agrigentino Luigi Patronato è arrivata una busta contenente un proiettile, da quelli che mirano, spesso con toni e parole fuori luogo, ad accendere un faro sulle problematiche rilevanti per la pancia del paese e spesso dimenticate dal ‘potere’. Del resto mischiare tutto in un gigantesco calderone diventa fuorviante e finisce per dare una percezione falsata del fenomeno.

Il manichino di Ponte Milvio – “Omicidi, stupri, degrado di stampo allogeno. Voi complici e mandanti. Pd= Porci Democristiani“ e il famigerato pupazzo impiccato. Questo quello che ieri si sono trovati davanti agli occhi i tesserati del Pd della sezione di Roma nord. Gli stessi hanno subito dato la notizia dell’accaduto su facebook da cui ha preso il via l’indagine della Procura che dovrà chiarire se la minaccia è concreta o se siamo davanti all’ennesimo caso di chi cerca fama sul web nel peggiore dei modi.

Intimidazioni vere – Una lettera, un inquietante bigliettino “zecca sei nel mirino” e un proiettile. Il tutto condito dalla sinistra firma dell’organizzazione paramilitare ‘Gladio’. Questo il pacchetto recapitato pochi giorni fa al procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio che nei giorni scorsi ha avviato l’indagine sul ministro dell’Interno Matteo Salvini, per il blocco della nave Diciotti al porto di Catania. Un episodio inquietante ma fortunatamente isolato, su cui la Procura della città dei templi sta indagando per assicurare alla giustizia i responsabili.

Bufale e ignoranza – Di tutt’altro tenore fatti analoghi, balzati alla cronaca con titoli roboanti ma che alla prova del nove si sono sciolti come neve al sole. Un caso su tutti quello del 5 maggio scorso quando, su di una passerella davanti al Colosseo, erano comparsi quattro manichini impiccati e con indosso le maglie di calciatori dell’As Roma, tra cui quella dell’egiziano Mohamed Salah. Assieme ai pupazzi campeggiava uno striscione: “un consiglio senza offesa, dormite con la luce accesa”. Minacce per le quali la società giallorossa non sporse denuncia, forse intuendo che si trattasse di uno sfottò, ma su cui indagò la Digos riuscendo ad individuare i responsabili del gesto. Proprio loro, ascoltati dai pm, ammisero candidamente: “ma quali minacce, era solo uno scherzo”.