Carissima malagiustizia che fa danni per 700 milioni. Tanto sono costati gli errori delle toghe dal ’92 a oggi

di Carmine Gazzanni
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La giustizia costa, vero. Ma ancora di più costa la malagiustizia. Un problema spesso sottovalutato ma rilevante, anche in termini economici oltre ovviamente a quelli umani, fatto di vite spezzate e che nessuno può rendere indietro. Basti questo: è a dir poco surreale che nel solo 2016, tra errori giudiziari e ingiuste detenzioni, abbiamo speso (di soldi pubblici!) qualcosa come 42 milioni di euro per risarcire tutte le vittime di Stato, che sono finiti in carcere per errore o per un processo nato male e finito, evidentemente, anche peggio.

Conto salato – I dati, pubblicati a fine gennaio dal ministero dell’Economia (concretamente, il ministero “condannato” ai risarcimenti) , disegnano un quadro a tinte oscure sull’andamento della giustizia italiana. Perché mentre si parla della carenza di organico di procure e tribunali (altro argomento capitale), spesso si sottovaluta le conseguenze cui tali buchi di personale spesso portano. Fascicoli abbandonati, processi chiusi con troppa negligenza, detenuti dimenticati in celle che intanto scoppiano. Quel che ne emerge è una mole spaventosa di errori e detenzioni inique che portano a risarcimenti clamorosi contro lo Stato. Ergo: contro di noi. Prendiamo il solo 2016. Tra ingiuste detenzioni – arresti disposti da giudici che non andavano fatti – ed errori giudiziari riconosciuti da una sentenza di revisione, secondo la tabella del Mef abbiamo pagato 42 milioni di indennizzo. Ma andiamo più nel concreto. Nel 2016 sono stati riconosciuti “solo” sei errori giudiziari: a Brescia per 20mila euro, a Catania per 560mila, a Catanzaro per quattro, a Perugia per 3,5 milioni, a Reggio Calabria per 6,5 milioni, a Venezia per 113mila. Sei errori e qualcosa come dieci milioni di euro di danni. E poi ci sono i tanti casi di ingiuste detenzioni, un arresto preventivo non necessario, magari annullato, con l’imputato alla fine assolto.Qui i casi sono davvero tanti: ben 145 a Napoli (4,2 milioni di risarcimento), 104 a Catanzaro (4,1 milioni), 76 a Catania (3,2), 73 a Bari (2,1), 69 a Roma (1,8), 58 a Lecce (1,2), 52 a Palermo (1,9), 46 a Milano (1,7), Messina 44 (1,4). Via via tutti gli altri, per un migliaio di casi e un risarcimento complessivo che supera i 31 milioni di euro.

I dati – Ma a questo punto facciamo un passo ulteriore. Tabelle alla mano e raffrontando con gli anni precedenti, dal 1992, anno dell’esplosione di Tangentopoli, a oggi lo Stato ha speso ben 648 milioni per le ingiuste detenzioni e 43 milioni per gli errori giudiziari. Sin troppo facile arrivare alla cifra monstre: 691 milioni di soldi pubblici andati via semplicemente perché una sentenza o una detenzione era sbagliata. E non è un problema da poco, considerando ad esempio che per errori giudiziari non avevamo mai pagato un risarcimento così esoso, considerando che il “record” era stato siglato nel 2012 con indennizzi pari a 6,9 milioni di euro. Ma c’è di più. A dir poco spaventoso il numero delle vittime di ingiuste detenzioni dal ‘92 al 2016: più di 23mila. E tanti altri potranno essercene. Perché secondo i dati del ministero della Giustizia, resta clamorosa la mole dei processi “a rischio Pinto” (quelli, in altre parole, per i quali potrebbe essere presentato ricorso contro lo Stato italiano, e dunque altri risarcimenti da pagare!): gli ultra-annuali in Cassazione sono 77.544; gli ultra-biennali in Corte d’Appello sono 152.499. Ancora più notevole la mole dei processi che stazionano nei tribunali da un minimo di tre anni: sono ben 492.622. Faldoni su faldoni dimenticati e che, probabilmente, ancora per diverso tempo saranno destinati a non vedere la luce. Fa niente: tanto sarà lo Stato a risarcire vittime di un sistema che, invece di garantire giustizia, veste i panni del criminale.

Twitter: @CarmineGazzanni

  • honhil

    700.000.000: 25 (anni) = 28.000.000 d’inefficienza l’anno. 2.333.333 al mese. 77.777 al giorno. Con questi 700 milioni, tanto per capirsi, l’INPS avrebbe potuto erogare, per 25 anni, 2.333 pensioni di mille euro netti al mese. Più una di quelle sue pensioni da 4 mila euro netti all’anno. Invece, quella montagna di milioni, è stata bruciata sull’altare dell’ingiustizia. Con l’applauso del Parlamento tutto e delle prime quattro cariche dello Stato, dato che nulla fanno per riformare la Giustizia.