Cartellino rosso alla Figc di Tavecchio. I debiti ammontano a 65 milioni. Da Coverciano agli arbitri: ecco chi c’è da pagare

di Carmine Gazzanni
Cronaca

Oltre che il cartellino, di rosso c’è pure il bilancio. E sia in un caso che nell’altro non è un motivo per cui esultare. Specie se il buco ammonta a qualcosa come 64 milioni di euro, in crescita rispetto all’anno precedente, e quasi il doppio rispetto a quello registrato dal Coni (39 milioni nel 2016), il Comitato Olimpico entro cui la Federazione in questione rientra. Benvenuti nel fantastico mondo della Figc di Carlo Tavecchio. I dati in questione emergono dal bilancio relativo al 2016, pubblicato in questi giorni in clamoroso ritardo nella tabella di marcia. Un ritardo, però, imputabile soprattutto al Coni e alle elezioni di fino aprile che hanno riconfermato Giovanni Malagò alla presidenza: il bilancio, infatti, dopo essere stato presentato in Federcalcio, deve essere visionato e approvato anche dal Comitato Olimpico prima del via libera finale. Insomma, tempi tecnici che hanno ritardato la pubblicazione dei conti. E, forse, è stato meglio così. Già, perché andando a scartabellare tra i vari dati ecco che, come detto, emergono 65 milioni di euro di debiti (in aumento di 2,4 milioni rispetto al 2015), che la Federcalcio ha contratto praticamente con tutti. A cominciare, manco a dirlo, dai fornitori che avanzano 10 milioni. Di chi parliamo, nel dettaglio? Di Telecom, l’agenzia di servizi assicurativi Willis, la Carlson Wagonlit che si occupa dell’organizzazione dei viaggi e delle trasferte dei calciatori, la Azzurra ovvero la storica struttura ricettiva di Coverciano e, infine, la M-I Stadio ovvero la società che gestisce il San Siro di Milano. Che, al 31 dicembre 2016, ancora avanzava crediti per l’organizzazione della partita amichevole tra Italia e Germania (disputata il 15 novembre scorso).

Calciatori e direttori – Ma non è tutto. Curioso, ad esempio, che la Federcalcio debba 1,7 milioni alle Leghe, dalla Serie A a quella cadetta. E poi, ancora, spuntano i debiti con l’Erario, superiori a tre milioni, con gli organi internazionali per un altro milione di euro, e con l’Inps per altri 800mila euro. Ma non è tutto. Perché ci sono poi i debiti che la Figc ha contratto con i tesserati (l’Associazione Calciatori avanza 4 milioni) e, soprattutto, con i direttori di gara: solo i rimborsi arretrati per le spese arbitrali superano i 6 milioni, più i diritti d’immagine per cui la Federazione ancora deve versare agli arbitri 1,5 milioni di euro.  Ma a questo punto andiamo a vedere quanto costa la “macchina” Federcalcio. Nel 2016 per le varie attività sportive abbiamo speso circa 101 milioni di euro. Spese in molti casi inevitabili, tra eventi, manifestazioni internazionali e rimborsi dei tesserati. Curioso, però, che ad esempio per la “preparazione olimpica” la Figc abbia speso nel 2016 38 milioni e per gli arbitri quasi 44 milioni. C’è poi la struttura organizzativa. E anche qui emergono dati interessanti. Tra personale, spese di comunicazione, collaborazioni e consulenze, la Figc è costata 35 milioni, di cui 17,1 per lo stipendio dei 241 dipendenti. Che non sarà come quello di Neymar, certo, ma a conti fatti male non è.

Riceviamo e pubblichiamo:

Egregio direttore,

La Notizia del 29 settembre scorso pubblica un articolo a firma Carmine Gazzanni dal titolo assai fuorviante e dal contenuto – per i toni usati e per la erronea lettura dei dati riportati – artatamente denigratorio nei confronti della Figc. L’autore, nel maldestro tentativo di analizzare il bilancio della Figc chiuso al 31.12.2016, confonde palesemente il concetto di “costi” di esercizio – che sono fisiologici rispetto al volume di affari della Figc – con quello di “perdite” di esercizio, utilizzando il termine “buco di bilancio” e “bilancio in rosso”, accezioni certamente negative che inducono in errore il lettore compiendo un’opera di vera e propria disinformazione. L’ammontare dei debiti iscritti in bilancio va infatti letto in rapporto ai crediti a breve e alle disponibilità liquide della Federazione al 31 dicembre 2016 che risultano in misura sostanzialmente doppia rispetto al valore dei debiti, consentendo alla Figc di conseguire un importante utile di bilancio da reinvestire nello sviluppo delle proprie attività. Qualsiasi analista finanziario sa bene che una posizione finanziaria netta che evidenzi un rapporto tra crediti e disponibilità liquide (al numeratore) e totale dei debiti (al denominatore) pari a 2 è indice di un perfetto stato di salute finanziaria. Sotto un profilo economico il risultato 2016 della Figc è estremamente lusinghiero. Il Margine Operativo Lordo è di oltre 34 milioni di euro ed è il migliore in assoluto mai raggiunto dalla Federazione, con un indice di redditività del MOL sul fatturato pari a circa il 20%. Appare dunque evidente che i costi della struttura sono perfettamente funzionali rispetto al suo funzionamento che è affidato alle risorse umane – che incidono per circa il 10% sui costi della produzione – particolarmente qualificate che compongono la Federazione e che contribuiscono in modo determinante alla crescita dell’intero movimento calcistico italiano e dunque alla produzione di valore non soltanto per il mondo sportivo. La invitiamo, quindi, a leggere correttamente il bilancio al 31.12.2016 della Figc e a riportarne sul Suo giornale i lusinghieri risultati con la stessa evidenza editoriale con cui l’articolo di Gazzanni li ha assai mal rappresentati e a rettifica dello stesso. Cordiali saluti,
Sabina Fasciolo (Responsabile Affari Legail Figc)

 

Il pezzo in questione intendeva evidenziare i “debiti” della Figc al 31 dicembre 2016, e non certo l’inesistente perdita d’esercizio, per mettere a confronto i risultati della Figc e del Coni.
Carmine Gazzanni (l’autore dell’articolo)