Caso Cucchi, l’inchiesta sui depistaggi a una svolta. La Procura di Roma ha chiesto di processare 8 carabinieri. Tra loro anche cinque ufficiali

dalla Redazione
Cronaca

La Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio di 8 carabinieri, tra i quali anche alcuni ufficiali, nell’ambito dell’inchiesta sui depistaggi che seguirono alla morte di Stefano Cucchi. Il pm Giovanni Musarò e l’aggiunto Michele Prestipino hanno chiesto il processo per il generale di brigata Alessandro Casarsa (nella foto), ex comandante del Reggimento Corazzieri in servizio al Quirinale e all’epoca dei fatti colonnello a capo del Gruppo di Roma, e per il colonnello Lorenzo Sabatino, già capo del Nucleo operativo di Roma.

I reati contestati, a seconda delle posizioni, sono falso, omessa denuncia, favoreggiamento e calunnia. La stessa richiesta è stata formalizzata anche nei confronti del tenente colonnello Francesco Cavallo, all’epoca capo ufficio del Comando del Gruppo di Roma, del maggiore Luciano Soligo, ex comandante della Compagnia Montesacro, del luogotenente Massiliano Colombo Labriola, all’epoca comandante della stazione Tor Sapienza, del carabiniere scelto  Francesco Di Sano, all’epoca in servizio nella stessa sezione, del capitano Tiziano Testarmata, comandante della quarta sezione del Nucleo investigativo e del carabiniere scelto Luca De Cianni.

Le accuse fanno riferimento alle condotte che portarono a modificare le due annotazioni di servizio, redatte all’indomani della morte di Cucchi e relative al suo stato di salute quando, la notte tra il 15 e 16 ottobre 2009, a pestaggio avvenuto, venne portato alla caserma di Tor Sapienza. E alla mancata consegna in originale dei documenti che la magistratura aveva sollecitato ai carabinieri nel novembre del 2015, quando era appena partita la nuova indagine.

“Sarò felice di avere l’Arma al mio fianco contro coloro che depistarono e scrissero le perizie che davano a Stefano tutta la colpa della sua morte ancor prima che venissero poi partorite dai medici legali del processo precedente”, il commento di Ilaria Cucchi.

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