Cassa di previdenza infermieri, il caso del presidente strapagato arriva all’assemblea degli iscritti. Schiavon prende 200mila euro ed è pure pensionato

di Sergio Patti
Cronaca

La vicenda ieri stava in prima pagina sul Fatto Quotidiano, ma La Notizia il 16 e il 24 novembre scorso aveva già svelato l’incredibile anomalia dello stipendio pagato dall’Enpapi, la Cassa di previdenza degli infermieri, al suo presidente Mario Schiavon, sempre sulla stessa poltrona da quattro mandati e pensionato. Proprio quel compenso era finito al centro di una accesissima seduta della Commissione parlamentare di vigilanza sugli enti previdenziali, il 16 novembre scorso, come è possibile tuttora vedere sul sito della Camera (http://webtv.camera.it/evento/12196).

Pure l’alloggio – Da allora però non è accaduto nulla, se non la resistenza di Schiavon sulle sue posizioni e la prosecuzione dell’erogazione a suo beneficio sia dello stipendio di 110mila euro l’anno, sia dei gettoni di presenza da 400 euro per ciascun impegno d’istituto, insieme ad altri benefit tra cui l’abitazione a Roma e una diaria per il ristorante. In questo modo lo stipendio effettivamente percepito è arrivato quasi a raddoppiare, e questo nonostante la legge Madia preveda espressamente l’esclusione di compensi per chi ricopre cariche nelle società collegate alla pubblica amministrazione ed è in quiescenza. Per arginare il problema il presidente della Cassa aveva fatto “il tifo” per un emendamento inserito nell’ultimo collegato alla Manovra, sul quale si sarebbe attivata una società di lobby. Anche questo era diventato argomento di polemica tra la Commissione parlamentare di vigilanza e in particolare il presidente Lello Di Gioia (Pd), che ha censurato senza appello la decisione della Cassa degli infermieri di spendere soldi degli iscritti per assicurarsi la consulenza di lobbisti. Rimaneva comunque sul tappeto la questione degli stipendi incassati da Schiavon prima dell’emendamento dal sapore così smaccatamente “ad personam” e per questo la Commissione parlamentare ha investito della faccenda la Corte dei conti su un ipotetico danno erariale.

Gettoni d’oro – Come se tutto questo non bastasse, nel mirino era finito anche il modo anomalo (e generoso) con cui sono stati attribuiti i gettoni di presenza, assegnati anche solo per il fatto che Schiavon entrasse nel suo ufficio. Mentre non si è riuscito a spiegare come abbia fatto il presidente a incassare quanto pagato dalla Cassa utilizzando il regime della collaborazione occasionale mentre risulta da tempo titolare di Partita Iva. In questo modo Schiavon ha goduto di un ingente risparmio fiscale che però non rientra tra quanto consentito dalla legge, tanto da costringere i commissari a togliere l’audio in parte della seduta resa pubblica attraverso il portale Internet della Camera. Di tutto questo il presidente potrebbe essere chiamato a rispondere sabato al congresso dell’Ordine degli infermieri, Ipasvi, dove è molto probabile che sarà posto il caso, visto che i 70mila precari in regime di co.co.co. hanno redditi ben lontani da quello di Schiavon, di cui adesso si è tutti più consapevoli.