Cenavamo tanto amati: nel Pd è guerra in trattoria. Renzi, Gentiloni e Minniti a tavola con Calenda. Zingaretti risponde con l’operaio e lo studente

dalla Redazione
Cronaca

Forse il commento più intelligente, alla fine, è arrivato da Andrea Orlando. “Niente cena?”, gli chiede un follower su twitter. “Sono a dieta”, risponde l’ex ministro. Quasi a volersi tirar fuori da questa notte dai lunghi coltelli (da cucina) che si prepara all’interno del Pd. Da una parte Carlo Calenda che invita Matteo Renzi, Paolo Gentiloni e Marco Minniti; dall’altra Nicola Zingaretti che, in versione lìder maximo, invita in trattoria un imprenditore napoletano, un operaio, uno studente e un insegnante. In un attimo il congresso del Partito democratico si è trasformato in uno show alla stregua di Quattro ristoranti. Ma facciamo un passo indietro. I renziani, su impulso di Giuliano Da Empoli, si sono dati appuntamento per una cena a casa Calenda, anche se Gentiloni ha specificato: “I problemi del Pd non è che si risolvono con una cena”. Una formula che sembra voler respingere l’idea che ci sia un ritorno ai caminetti della prima Repubblica, quando i problemi tra compagni di partito e alleati si risolvevano davanti a un piatto di pasta o a una crostata. Le parole di Gentiloni sono state accolte con favore dallo stesso Zingaretti: “Gentiloni dice cose sagge sul tema del nostro modo di discutere per mettere al centro il congresso e la partecipazione. Le condivido in pieno, anche questa volta”. Ma il governatore respinge con fermezza l’idea stessa del ritorno al caminetto, proponendo una formula diversa da quella ideata dal saggista renziano. Niente pezzi grossi del partito, a cena il governatore del Lazio, nella versione Kompagno Nicola, porterà quei pezzi di società civile con i quali il partito di piazza del Nazareno ha perso il contatto. “La prossima settimana ho organizzato in trattoria una cena con un imprenditore del Mezzogiorno di una piccola azienda, un operaio, un amministratore impegnato nella legalità, un membro di un’associazione in prima fila sulla solidarietà, un giovane professionista a capo di una azienda Start Up, una studentessa ed un professore di Liceo”, scrive il governatore su Facebook.

Comitati civici – Al di là delle cene, la guerra all’interno del Pd è più che mai evidente. E la scelta – chiusa, elitaria, poco popolare – dei renziani non è altro che l’ennesimo assist su un piatto d’argento che, infatti, ha subito sfruttato la palla. I banchetti (in tutti i sensi) non sono però l’unico terreno su cui Zingaretti e Renzi si misureranno. Entrambi hanno annunciato, ad esempio, dei comitati civici da cui far ripartire il confronto sui territori. Per Zingaretti si tratta di un tema cruciale per creare quella rete che, sola, puo’ fargli recuperare un gap di popolarità fuori dal Lazio. Tra i parlamentari che lo sostengono ci sono il sindaco di Milano Giuseppe Sala (anche per il tramite dell’assessore Pierfrancesco Maiorino), i sindaci di Bologna e Milano, Virginio Merola e Massimo Zedda. Tutta da costruire, invece, la rete al Sud, ma questo è un problema strutturale del Pd. Per chi vuole negare l’evidenza del reale, basti prendere in mano i risultati del 4 marzo.