Centodieci milioni di euro e 700 contratti in sei mesi. Alla Camera vincono le larghe spese. Il re dei fornitori è il palazzinaro della casta Sergio Scarpellini

di Stefano Sansonetti
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di Stefano Sansonetti

Il re dei fornitori è ancora lui. Nonostante i ripetuti tentativi di tagliare le laute fatture che nel corso degli anni gli sono state pagate, l’immobiliarista Sergio Scarpellini vanta ancora i più ricchi contratti con la Camera dei deputati. E si tratta di un’autentica giungla. Nei primi sei mesi del 2013, tanto per fornire qualche cifra preliminare, Montecitorio aveva in essere circa 700 tra forniture e consulenze, pagate nello stesso lasso di tempo 110 milioni di euro. Volendo fare una media, parliamo di 157 mila euro a contratto. Per carità, si tratta di rapporti in gran parte ereditati. Resta il fatto che pur negli sforzi di contenimento fatti negli ultimi anni, e nonostante i risultati raggiunti, sembra che la Camera oggi guidata da Laura Boldrini continui a sostenere spese particolarmente consistenti. Nel primo semestre di quest’anno, per esempio, se ne sono andati 14,3 milioni in servizi informatici, 3,3 milioni in servizi di pulizia, 6,5 milioni in manutenzioni, 4,2 milioni in ristorazione, 5,1 milioni per la stampa degli atti parlamentari, 2,4 milioni per le agenzie di informazione e così via. Non mancano le sorprese. La Camera, per esempio, paga pure il Patriarcato di Antiochia dei Siri per affittare uffici. Naturalmente all’interno di tutto questo calderone di spese spiccano alcune società che la fanno da padrone, conquistando le fette più consistenti della torta complessiva delle forniture di Montecitorio.

Il primato
Anni fa era stato definito il “palazzinaro della casta”. Del resto l’immobiliarista Sergio Scarpellini, attraverso la sua Milano 90 srl, a un certo punto era arrivato a detenere nel centro di Roma quasi tutti gli immobili affittati alle istituzioni. Il suo dominio ha cominciato a vacillare, sull’onda delle polemiche contro la casta, quando presidente della camera era Gianfranco Fini. Alcuni lucrosi contratti d’affitto sono stati interrotti. Ma dall’ultimo dettaglio riferito ai primi sei mesi del 2013, Scarpellini è tutt’ora il fornitore più ricco di Montecitorio. In sei mesi la sua società ha preso dalla Camera 23,2 milioni per la locazione degli uffici, 14,2 milioni per servizi accessori alle locazioni, 242 mila euro per servizi di pulizia, 1 milione e 63 mila euro per servizi di ristorazione e 2 mila euro per l’organizzazione di conferenze. In tutto fanno la bellezza di 38 milioni e 707 mila euro, in effetti la magna pars
della spesa complessiva sostenuta da Montecitorio.

Il business degli atti parlamentari
Dietro Scarpellini ci sono tante altre imprese. Che dire, per esempio, della Stabilimenti tipografici Carlo Colombo? Ebbene, sempre nello stesso lasso di tempo la società ha incassato 5 milioni e 139 mila euro per la stampa di atti parlamentari, 785 mila per spese di accesso gratuite via internet alla biblioteca della Camera e 2 milioni e 724 mila euro per la produzione di atti e documenti parlamentari. E con queste cifre la Stabilimenti tipografici Carlo Colombo lascia a distanza siderale le altre aziende fornitrici dello stesso settore.

L’informatica
Dopo i contratti firmati con Scarpellini, la parte più ricca delle forniture di Montecitorio riguarda l’informatica. Per questo settore la Camera ha speso in sei mesi 14,3 milioni di euro. Tra gli assegni più ricchi spiccano quello da 3,5 milioni staccato a beneficio della Intersistemi Italia spa, quello da 1 milione e 33 mila euro per la Engineering Ingegneria Informatica spa e i 976 mila euro pagati alla Capgemini Italia.

Anche la Chiesa
Naturalmente nella giungla dei 700 contratti spuntano anche situazioni come minimo sorprendenti. Sempre per la locazione di uffici, per esempio, la Camera ha versato 51.300 euro al Patriarcato di Antiochia dei Siri, ovvero la sede patriarcale della Chiesa cattolica sira.

A tutta informazione
Certo che alla Camera dei deputati devono essere davvero informati. Non sembrano esserci dubbi. Dell’elenco, infatti, viene fuori che per dotarsi di servizi di agenzie di stampa e banche dati Montecitorio ha firmato 21 contratti, staccando un assegno di 2 milioni e 423 mila euro. Giusto per non farsi mancare niente. Naturalmente non tutte le agenzie e gli operatori si spartiscono la torta in parti uguali. La parte del leone, da questo punto di vista, la fa l’Ansa, che nello stesso lasso tempo ha incassato 667 mila euro. Subito dopo viene l’Adn Kronos con 222 mila euro e a seguire l’Agi con 200 mila. Fuori dal podio, invece, troviamo L’eco della stampa con 162 mila euro. Tra i gruppi più importanti c’è anche il Sole 24 Ore spa, a beneficio del quale sono stati spesi 107 mila euro. E pure Telecom Media News con 136 mila. Con tutto questo bendidio, c’è da giurarci, alla Camera, oggi presieduta da Laura Boldrini, non potrà sfuggire nemmeno una notizia.

Comunicazione
Tra l’altro a questi si aggiungono anche i costi sostenuti per tutta una serie di servizi di comunicazione e informazione esterna. Come i 417 mila euro erogati a Rai Way, società controllata dal gruppo televisivo guidato dal direttore generale Luigi Gubitosi.

Analisi
Ancora, la Camera non si fa mancare niente nemmeno in termini di “studio” e “potenziamento di attività di analisi”. Dietro questa espressione, per certi aspetti sibillina, c’è un gettone di 24 mila euro che viene diviso tra alcuni istituti in cui siedono anche politici e ministri in carica. Per esempio compare lo Iai, l’Istituto di affari internazionali nel cui comitato direttivo siedono tra gli altri Piero Fassino, Emma Bonino, Fabrizio Saccomanni e Margherita Boniver. E c’è l’Ispi, l’Istituto di politica internazionale nel cui cda troviamo tutti i principali banchieri e manager pubblici e privati italiani come Enrico Cucchiani di Intesa Sanpaolo, Franco Bernabè di Telecom e Alessandro Pansa di Finmeccanica.
A completare questa particolare lista spuntano anche l’Issirfa e la Fondazione Icsa (Intelligence culture and strategic analysis).