C’eravamo tanto odiati. Silvio e Angelino fanno pace: messaggi sulle amministrative. Con Salvini e Verdini rischiano entrambi di finire ai margini

di Francesco Bonazzi
Politica

di Francesco Bonazzi

Le botte fanno ragionare, a volte. Silvio Berlusconi a Roma in questi giorni ha preso una batosta su Bertolaso dal duo Salvini-Meloni, che con la scusa delle amministrative punta a mandarlo in pensione come leader del centrodestra, mentre Angelino Alfano deve fare i conti con il peso crescente delle truppe di Denis Verdini negli equilibri del governo Renzi. E allora, sarà un caso, ma ieri è cominciato il grande disgelo tra il Cavaliere e il suo ex assistente personale. Colui che salutò il Pdl a novembre del 2013, sulla decisione di appoggiare il governo di Enrico Letta, ma anche e soprattutto sul calcolo che la stagione politica del proprietario di Mediaset fosse al tramonto.

BASTA RANCORE
Inizia Berlusconi con un’intervista flautata al quotidiano La Sicilia, nella quale spalanca un portone alla formazione del ministro degli Interni in vista delle amministrative siciliane: “In politica vince chi non serba rancore. Io so che Ncd è un partito costituito da uomini e donne che vengono dal centrodestra, la cui collocazione naturale è con noi e sono felice quando, come a Milano, si creano le condizioni perché i moderati stiano tutti insieme. Mi auguro che questo succeda anche in Sicilia”. Alfano apprezza e risponde a stretto giro di posta: “Anche io non serbo rancore. Adesso spero che alle parole seguano i fatti come l’ordine di ‘cessate il fuoco’ a qualche suo giornale perché l’albero si riconosce dai frutti”. Il riferimento è alle frequenti inchieste di testate come Panorama, Il Giornale e Libero sulla sanità e sull’immigrazione, che hanno finito per mettere nel mirino i ministri Beatrice Lorenzin e lo stesso Alfano. La libertà di stampa, come si vede, è un optional.  In realtà, il disgelo pubblico di ieri, secondo quanto sostiene il sito internet Huffington Post, sarebbe stato preparato da un incontro segreto, avvenuto ai primi di febbraio a Palazzo Grazioli, nel quale Berlusconi e Alfano si sarebbero finalmente chiariti. Anche se è presto per parlare di pace, è oggettivo che le reciproche debolezze aiutano a parlarsi. Gli ultimi sondaggi, per Forza Italia, sono quasi disastrosi: si oscilla dal 13% di Ipsos (il più favorevole) al 10,2% di Demopolis (il più negativo). L’Ncd invece galleggia tra il 3,9% di Ipsos e il 2% secco di Piepoli. Numeri da scomparsa.

SPAZI RISICATI
Il Cavaliere e il ministro degli Interni lo sanno e cercano spazi di manovra. Ma ancora a ottobre, al summit europeo del Ppe a Madrid, quasi non si guardavano in faccia e non si rivolsero neppure la parola. E fu sempre a un vertice del Partito popolare, nel marzo del 2013, che a Berlusconi partì la prima stilettata all’allora segretario del suo partito. “Gli vogliono tutti bene, però gli manca il quid”, disse a Bruxelles. Una frase sfuggita a microfoni spenti che Angelino non gli hai mai perdonato. Poi arrivarono la scissione sul sostegno al governo di Enrico Letta e ancora un brutto scambio di insulti sulla nascita del governo di Matteo Renzi. “Utile idiota della sinistra”, tuonò un Berlusconi furioso. “Berlusconi è irriconoscibile per rabbia e rancore, ed è circondato da troppi inutili idioti”, gli rispose immediatamente un Angelino con il quid a mille (era il 16 febbraio del 2014). Parole, parole, ma c’è chi giura che ci sia un fatto che il Cavaliere non ha mai dimenticato davvero. Il 27 novembre del 2013, quando un voto del Senato lo buttò fuori da Palazzo Madama per la condanna al processo Mediaset, Berlusconi incassò il voto compatto e solidale dell’Ncd e il reprobo Alfano protestò a reti unificate: “Oggi è stato estromesso dal Parlamento un uomo votato da milioni di persone. Davvero una brutta giornata per la democrazia”. Ma anche sulle alleanze, ogni giorno è un nuovo giorno.