Ci hanno spento le Tv locali. Il governo prova a rianimare l’emittenza regionale con nuove regole per gli aiuti pubblici. Ma tra crisi di ascolti e pubblicità in calo il settore è a pezzi

di Antonello Di Lella
Tv e Media

Editoria sempre più in agonia. Un contesto drammatico in cui le televisioni locali pagano uno dei prezzi più alti. Lo studio economico presentato da Confindustria Radio Tv–Crtv, giunto alla 23esima edizione, ha passato al setaccio i conti di ben 338 aziende televisive commerciali locali, registrando nell’anno 2015 ricavi per 323 milioni di euro con un calo del 10% rispetto all’anno precedente. Ancora più dolorosa è però la perdita di 500 addetti (-13%). Il passivo complessivo registrato è stato di 64 milioni con un miglioramento però del 16% rispetto all’anno precedente. Una magra consolazione in un panorama dell’editoria locale che ha visto ridursi il numero delle aziende dell’11% tra 2015 e 2014.

Il crollo e la speranza – A far precipitare nella burrasca moltissime emittenti regionali è stato il calo drastico degli investimenti pubblicitari (252 milioni con un -6,2%), dato in controtendenza con le emittenti televisive nazionali dove si è registrata una leggera ripresa, e il collasso degli altri ricavi (-21,5%) che sono stati complessivamente solo 72 milioni relativi soprattutto ai contributi statali. Finanziamenti, questi ultimi, che sono stati tagliati di netto dopo l’eldorado del 2008 quando lo Stato ha distribuito 162 milioni per sostenere la digitalizzazione contro i 36,5 nel 2015. I dati snocciolati dallo studio di Confindustria parlano chiaro: nell’ultimo triennio analizzato si sono persi 108 milioni con un -25% dovuto ai ricavi totali e un altro -17% per quelli pubblicitari. Crisi che ha portato all’inevitabile contrazione delle imprese attive: 29 fallite e 35 in liquidazione. Senza trascurare che sono state ben 136 quelle che nel 2015 hanno ottenuto ricavi inferiori a 250mila euro. Poco o nulla per aziende che dovrebbero avere tutt’altra marcia. L’unica regione, seppur in contrazione anch’essa, che ha fatto registrare una situazione accettabile dal punto di vista dell’emittenza radio-televisiva locale è stata il Veneto. Nonostante i dati siano allarmanti Maurizio Giunco, presidente dell’associazione delle tv locali e vicepresidente Crtv, non vede un futuro del tutto nero: “Auspico e credo alla possibile rinascita, grazie all’approvazione del nuovo regolamento, finalmente selettivo, per la concessione dei contributi alle tv locali per la funzione di servizio pubblico che svolgono e al regolamento relativo alla defiscalizzazione della pubblicità incrementale. Abbiamo l’opportunità”, ha sottolineato Giunco, “di alzare la testa puntando su innovazione e qualità”.

Più soldi – E, infatti, proprio ieri è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il provvedimento che riforma il sistema dei contributi dello Stato per l’emittenza radiotelevisiva locale. Il regolamento voluto, più di tutti, dal sottosegretario Antonello Giacomelli sostiene il rilancio prestando particolare attenzione alle imprese meglio strutturate. Giacomelli ha chiarito che d’ora in avanti sarà tenuto conto “di criteri selettivi di merito e garantendo certezza nei tempi di riparto”. Le aziende televisive locali che opereranno secondo le regole, sostenendo occupazione, innovazione tecnologica e la qualità dei programmi non dovranno più attendere anni (come accaduto finora) per il sostegno pubblico. Che non sarà più quello dei fondi a pioggia.

  • Sergio

    Basta aiuti pubblici a TV, Radio e carta stampata, sono aziende private e devono vivere del loro lavoro o chiudere. Lo Stato finanzia la RAI per la pubblica informazione, basta e avanza. Ciò che serve semmai è una RAI ripulita dagli “interessi e pressioni politiche”.