Ciabatte in ufficio, c’è chi dice no. Il sindaco di Venezia obbliga i dipendenti al decoro. Una Chiara Ferragni per la moda giusta in municipio

di Chiara Barberis
Argomenti

Finita la pacchia per l’abbigliamento dei dipendenti comunali di Venezia? Risposta affermativa, pare, dal momento che il sindaco Luigi Brugnaro ha sentito l’esigenza di firmare un’ordinanza ad hoc e richiamare gli impiegati a un minimo di decoro. Nella pubblica amministrazione, come nella generalità del mondo del lavoro, presentarsi in giacca e cravatta non è più di moda da un pezzo e ormai c’è chi va in ufficio con la prima cosa che salta fuori da armadi evidentemente sadici nel combinare i capi e i colori. Nulla di cui stupirsi persino nel Paese del buon gusto e di una moda che ha fatto decisamente trapassare a miglior vita l’eleganza, facendo posto a valori più “moderni”, come la comodità e soprattutto trasgressione. Uno stile perfettamente colto dai lavoratori che hanno avuto la sfrontatezza di presentarsi in Municipio in bermuda e infradito. In fondo, avranno pensato, Venezia è una città di mare e quelli fuori contest sono tutti gli altri che sudano dentro pantaloni e camice buone per farci la sauna. Così il Sindaco, che senza dubbio avrà argomenti e questioni più spinose da affrontare, si è dovuto occupare di moda trasformandosi nella Chiara Ferragni del caso, dettando le regole dell’impegato modello. Ma come si è arrivati, svegliandosi in una mattina quanto si vuole afosa, a dire: “Va bene, oggi le scarpe chiuse le lascio a casa… Tutti in ciabatte!”? Qualcosa di certo non ha funzionato ed è comprensibile che sempre il solito sindaco abbia pensato: “Di questo passo ritrovarmi tutti in costume è un attimo”. Che non ci sia più differenza fra il buon vecchio decoroso “vestito-da-lavoro” e l’outfit vacanziero spiritoso e frivolo può far sorgere dubbi sulla percezione di un obbligo professionale, perché ci si dimentica che in qualche modo si rappresenta il posto in cui si lavora. Anche formalmente ed esteticamente. Nella società come la nostra, in cui l’aspetto è il primo insindacabile e inopinabile biglietto da visita sembra difficile sostenere il contrario. D’altra parte ai sindaci italiani mancava di doversi assumere nuove responsabilità, tipo stylist, consulente d’immagine e influencer. Oltre a mandare avanti le baracche, quando non si tratta di baracconi, e redarguire come un papà i figli discoli. E per di più mal vestiti.