Ciucci e i boiardi dell’Anas nel mirino

di Stefano Sansonetti
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di Stefano Sansonetti

Una morsa parlamentare prova a stringersi intorno ai vertici dell’Anas, in particolare al presidente Pietro Ciucci. Nel mirino finiscono stipendi, poltrone e traversie contabili dell’uomo che ormai da molti anni ha saldamente in pugno i destini della società del Tesoro che gestisce reti stradali e autostradali. Il pressing più asfissiante, almeno fino a qualche giorno fa, arrivava dal Partito democratico. Ben 30 deputati, lo scorso 5 novembre, hanno presentato un’interpellanza urgente alla Camera contro Ciucci, chiedendo addirittura al ministero delle infrastrutture, guidato da Maurizio Lupi, e a quello dell’economia, guidato da Pier Carlo Padoan, di valutare l’opportunità di una rimozione del manager pubblico. Accanto al nome del primo firmatario dell’atto, il renziano Marco Di Stefano, compaiono anche quelli dell’altro renziano Matteo Richetti e dell’ex ministro dei beni culturali Massimo Bray.

IL CONTENUTO. L’interpellanza comincia sottolineando come nel corso degli anni, anche se non sempre simultaneamente, Ciucci abbia rivestito l’incarico di presidente, amministratore delegato e direttore generale. E per tali incarichi “avrebbe percepito le relative remunerazioni”. In più, dal 1° settembre 2013, il manager “è andato in quiescenza ovviamente percependo la relativa pensione”. Per carità, ancora non c’era traccia di quel decreto Madia che oggi vieta a un pensionato di assumere incarichi dirigenziali nella Pubblica amministrazione. Ma il cumulo di redditi è finito all’attenzione dell’interpellanza. Che parla anche di una vicenda contabile che ha coinvolto il manager e tre condirettori generali, messi alle strette dalla Corte dei conti per un presunto danno erariale di 38 milioni di euro. La storia fa riferimento, ricorda sempre l’atto, al riconoscimento di una somma non dovuta alla società Comeri (Astaldi) per un lotto di lavori sulla strada statale Jonica in Calabria. Su Ciucci e sui tre condirettori rimane acceso il faro dei giudici contabili dopo tutta una serie di ricorsi su chi fosse competente a occuparsi della vicenda. Senza contare che “sotto il periodo di comando del dottor Ciucci l’organigramma Anas si è arricchito di una moltitudine di direttori centrali”, con “un contestuale aumento dei costi”.

IL MISTERO. Per questa ragione l’interpellanza domanda (ma sarebbe maglio dire domandava) ai ministeri competenti di sapere se Ciucci “abbia percepito remunerazioni diverse”, se “abbia ricevuto una liquidazione” e “se questa gli fosse dovuta”. Infine domanda se non si “ravvedano gli estremi per valutare la necessità di un ricambio della governance, stante il lungo permanere della stessa”. Il fatto è che due giorni fa, come si apprende dal sito della Camera, la stessa interpellanza dei 30 deputati del Pd è stata ritirata, senza che il governo abbia risposto. Il primo firmatario, il renziano Di Stefano, nel frattempo è risultato indagato per corruzione dalla procura di Roma per un’operazione immobiliare realizzata tra Regione Lazio e alcuni imprenditori romani nell’epoca in cui Di Stefano era assessore al Demanio della giunta Marrazzo. Ragion per cui si è autosospeso dal partito. Di sicuro il 7 novembre scorso, a firma dei deputati del M5S Vittorio Ferraresi e Donatella Agostinelli, è arrivata un’interrogazione che replica quasi gli stessi contenuti dell’interpellanza del Pd. Nel  loro atto, ancora in corso di esame, i due grillini puntano l’indice anche sui controlli interni dell’Anas. In particolare prendono di mira la presidente del collegio sindacale, Alessandra Dal Verme, alto funzionario della Ragioneria generale che è anche presidente del collegio sindacale delle Ferrovie dello Stato e consigliere di amministrazione di Expo 2015. A tal proposito i due deputati del M5S chiedono ai ministeri delle infrastrutture e dell’economia “se siano stati valutati con attenzione i rischi di potenziale conflitto d’interesse” in capo alla Del Verme.

IL RILANCIO. Ma non è finita qui. Lo stesso 11 novembre, data in cui veniva ritirata la durissima interpellanza di Di Stefano, è stata depositata in Senato un’altra dura interrogazione da parte di 14 senatori grillini, primo firmatario Marco Scibona. In questo caso, in particolare, si prendono i mira gli stipendi extralusso che ancora oggi vengono percepiti da numerosi dirigenti Anas, molti dei quali oltre il famoso tetto dei 240 mila euro. L’interrogazione prende spunto da un’inchiesta con cui La Notizia, lo scorso 10 ottobre, aveva affrontato il tema dei compensi dei 187 dirigenti dell’Anas. Per esempio quello di Stefano Granati, condirettore generale amministrazione, finanza e sistemi. Per lui è prevista una retribuzione annua lorda di 304.635 euro a cui si aggiunge una “retribuzione per obiettivi” di 106.475. Il totale fa 411.110 euro. Poi il caso di Alfredo Bajo, che vanta una retribuzione annua lorda di 247.093 euro e una per obiettivi di 61.533. Per un totale di 308.626. Ancora, il condirettore generale legale e patrimonio, Leopoldo Luigi Conforti, somma una retribuzione lorda di 200 mila euro a un compenso per obiettivi di 54.369. In tutto sono 254.369 euro. E che dire di Giuseppe Scanni, direttore centrale relazioni esterne e rapporti istituzionali? Alla retribuzione lorda di 191.449 euro ne aggiunge una per obiettivi di 52.871, per un totale di 244.320. L’Anas all’poca rispose che la nuova legge sul tetto agli stipendi, che ha decorrenza dal 1° maggio 2014, sarebbe stata rispettata in quanto il combinato disposto di tutte le norme che si sono succedute sul tema fa sì che il tetto si applicherebbe “esclusivamente ai contratti di lavoro stipulati successivamente al 10 dicembre 2010”. Dello stesso parere non sono i 14 senatori pentastellati, che adesso chiedono a Lupi e Padoan di rivedere la pianta organica dell’Anas riducendo il numero di dirigenti. E chiedono di sapere perché, nonostante il tetto massimo dei 240 mila euro fissato per legge, “permangono situazioni di irregolarità”. Di sicuro, in questa fase, in Parlamento Ciucci e i boiardi dell’Anas sembrano accerchiati.

Twitter: @SSansonetti

Riceviamo e pubblichiamo:

L’articolo pubblicato su “La Notizia” del 13 novembre 2014 dal titolo “Poltrone, stipendi e condanne Ciucci finisce sotto assedio”, a firma di Stefano Sansonetti, contiene una serie di affermazioni false e destituite di ogni fondamento. L’articolo, infatti, nel riportare in diversi punti i contenuti di una recente Interpellanza parlamentare (peraltro nel frattempo ritirata), ne fa propri i molteplici errori ivi contenuti, senza operare quei doverosi approfondimenti, anche contattando semplicemente la Società, che avrebbero consentito di fornire al pubblico un’informazione corretta. In primo luogo, il Dott. Pietro Ciucci e gli altri dirigenti richiamati, diversamente da quanto affermato nell’articolo, non hanno mai riportato alcuna sentenza di condanna per danno erariale da parte della Corte dei Conti, ma solo una citazione a comparire in giudizio per un’ipotesi di responsabilità per fatto colposo che sarà oggetto di trattazione a marzo 2015. La stessa informazione errata viene riportata in un passo successivo, laddove si chiede di sapere “se l’organo di controllo abbia ricevuto comunicazione della condanna del dottor Ciucci e degli altri condirettori per danno erariale”. Al riguardo preme precisare che nel caso di specie, non essendovi stata alcuna condanna per danno erariale, il Dott. Ciucci non aveva, in base allo Statuto di ANAS, alcun obbligo di comunicazione agli Organi sociali. Ciò nonostante, il Presidente ha costantemente tenuto informato il Consiglio di Amministrazione e gli Organi di controllo nonché il Ministero Azionista in merito alla vicenda. Del tutto falsa è anche l’affermazione secondo cui il Dott. Ciucci per gli incarichi di Presidente, Amministratore delegato e Direttore generale di ANAS “avrebbe percepito le relative retribuzioni”. Ciò in quanto, il Dott. Ciucci, nominato Presidente di ANAS nel luglio 2006 e assunto come dirigente nel dicembre dello stesso anno, ha ricevuto unicamente una retribuzione da dirigente per la carica di Direttore Generale, senza mai percepire altri compensi per ulteriori incarichi dallo stesso ricoperti. Per quanto riguarda, infine, la questione del pensionamento, si precisa che in occasione del rinnovo dello stesso a Presidente di ANAS, avvenuto ad agosto 2013, a seguito dell’avvenuta cessazione, su richiesta dell’Azionista, del rapporto di lavoro con l’ANAS, il Dott. Ciucci, considerati i 44 anni di lavoro ininterrotto e i relativi contributi versati, ha chiesto di accedere alla pensione per anzianità. In tale circostanza sono state applicate le condizioni previste dal contratto di lavoro individuale e corrisposto il trattamento di fine rapporto. Peraltro, la posizione del Dott. Ciucci è pienamente compatibile con la disciplina di diritto transitorio prevista dal cd. Decreto Madia nonché con l’art. 1, co. 489, della L. n. 147/2013. L’attuale emolumento viene corrisposto nel pieno rispetto della normativa vigente sui limiti ai trattamenti economici dei manager pubblici. Infine, anche l’affermazione secondo cui “sotto il periodo di comando del Dott. Ciucci l’organigramma Anas si è arricchito di una moltitudine di direttori centrali con “contestuale aumento di costi”, non appare corretta. Infatti, le prime dipendenze del Presidente/Direttore Generale sono state ridotte da 20 (al 30.6.2006) a 12 (compresi i 3 Condirettori generali, al 30.6.2014), mentre il numero dei Direttori centrali è rimasto sostanzialmente invariato (11 nel 2006 a fronte dei 10 nel 2014). Al contrario, l’articolazione organizzativa approvata dal CdA di ANAS nel 2006 risulta ispirata a principi di efficacia e efficienza tipici delle società per azioni operanti nei settori privati e tiene conto delle raccomandazioni formulate dall’Azionista finalizzate ad una razionalizzazione della struttura operativa della Società. Tale assetto è stato ampiamente condiviso anche dagli Organi di controllo della Società in quanto rispondente a criteri di razionalità e volto a favorire la concentrazione di poteri, lo snellimento delle strutture e l’eliminazione di sovrapposizioni o duplicazioni di funzioni esistenti in azienda.

Risponde l’autore dell’articolo: Stefano Sansonetti

La Notizia ha scrupolosamente riportato fatti contestati in numerosi atti di sindacato ispettivo (interrogazioni e interpellanze) depositati in Parlamento. Le precisazioni dell’Anas, quindi, dovrebbero semmai essere inviate a Camera e Senato.

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