Colossi dei farmaci e medici. Troppi conflitti d’interessi. Una proposta di legge del M5S sulla trasparenza per fermare i finanziamenti occulti ai camici bianchi

di Monica Tagliapietra
Politica

Più trasparenza. È questa la parola chiave su cui gira la proposta di legge del Movimento 5 Stelle, adesso all’esame della commissione Affari Sociali. Una proposta nata per stabilire l’obbligatorietà della trasparenza sui rapporti economici tra le imprese e gli operatori sanitari. Perché la sanità è ancora troppo spesso un settore governato da legami opachi e conflitti d’interesse, dove il paziente viene messso all’ultimo posto. E non solo per contratti, appalti, incarichi e nomine, ma anche e soprattutto nella prescrizione di farmaci e dispositivi medici.

La corruzione si annida tra quelle porte girevoli che fanno transitare le grande industrie farmaceutiche e medici e aziende sanitarie, che alla fine decidono la gloria o la miseria di un farmaco. Così, in cambio della sponsorizzazione di un medicinale può capitare che l’operatore sanitario riceva denaro, viaggi, telefoni e gadget. Finanziamenti che, seppur legittimi, dovrebbero essere più trasparenti.

Come accade negli Usa dal 2011 dove la pubblicità delle transazioni superiori a 10 dollari sono pubblicate in un registro online, oppure in Danimarca che dal 2008 è obbligata a dichiarare all’Agenzia del farmaco qualsiasi pagamento a favore dei medici. Da noi la regolamentazione di questi rapporti è prevista già nel codice EFPIA (farmaceutiche europee) dal 2011, ma solo su consenso dell’interessato. E, come si sottolinea nella presentazione della proposta di legge di cui il primo firmatario è il deputato Massimo Enrico Baroni, “in Italia solo il 70 per cento dei medici si è reso disponibile a pubblicare i dati”.

Con la nuova norma, proprio sulla falsariga del Sunshine Act statunitense, invece, dovranno essere rese pubbliche dalle aziende le convenzioni e le erogazioni in denaro, beni, servizi effettuate da un’impresa in favore di chiunque operi nel settore della salute. Ma non solo. Dovranno essere dichiarate anche le relazioni, dirette o indirette, quindi partecipazioni, anche a titolo gratuito, a convegni, eventi formativi, commissioni, o comitati scientifici. E per le aziende che non rispetteranno le regole, la sanzione sarà di mille euro, aumentata di venti volte l’importo dell’erogazione alla quale si riferisce l’omissione.

Mentre per la mancata comunicazione delle partecipazioni azionarie, la multa andrà da 30mila a 150mila euro. Il tutto poi sarà messo sul registro pubblico telematico “Sanità trasparente” del sito istituito dal Ministero. Così i cittadini potranno scegliere i medici valutando la loro reputazione anche dalla trasparenza dei rapporti con l’industria della salute.