Conferenza sulla Libia a Palermo. Per l’Italia è ora di una svolta. L’ex ministro degli esteri, Terzi: Evento positivo. La competizione con la Francia va superata

di Gaetano Pedullà
L'intervista

Anche se il generale Haftar non fosse arrivato, la conferenza di Palermo andava fatta e soprattutto andava fatta dall’Italia. Il nostro ex ministro degli esteri Giulio Terzi di Santagata, profondo conoscitore delle vicende del Nord Africa, spiega a La Notizia il significato di un appuntamento sul quale le campane sono molto diverse: a chi definisce il meeting un grande successo della diplomazia italiana – a partire dal premier Conte – c’è chi risponde che invece si tratta di un assoluto fallimento, anche per l’assenza di Trump e Putin.

Come stanno le cose?
“Partiamo dal fatto che la situazione in Libia è da sempre estremamente complessa. Questa è un’area dove resiste il fondamentalismo armato, dove si confrontano molte fazioni e il governo di al-Sarraj è debole. Poi ricordiamo il ruolo ereditato dall’Italia, con gli errori dei governi di Renzi e Gentiloni, che preferirono restare sulla strada più comoda delle Nazioni Unite, dialogando a senso unico con Tripoli, mentre bisognava tessere una rete anche con gli altri soggetti rilevanti del Paese. Una situazione che richiedeva un coraggioso cambio di strategia, e questo è già di per sé un fatto positivo per l’evento di Palermo”.

Pur avendo vissuto molti anni negli Stati Uniti, l’uomo forte Haftar sente solo Mosca e Parigi…
“Certo, ora raccogliamo il frutto di una grave leggerezza del passato, ma possiamo ancora girare questa situazione a nostro vantaggio”.

In che modo?
“Questo meeting può essere il punto di svolta rispetto a una politica italiana sbagliata e velleitaria in Libia, finalizzata a difendere i nostri interessi dagli appetiti dei francesi e in particolare dalla strategia inaugurata dal presidente Sarkozy. Quella competizione è stata sbagliata e andava risolta su altri piani. Ma come si poteva pensare – al di là della competizione della Total con l’Eni – che i francesi rinunciassero a un loro ruolo primario in quello che è lo sbocco di una loro fondamentale presenza in Ciad, in Mali, in Centrafrica, in Niger, in Sudan… Assurdo! In questo senso è importante che a Palermo sia presente il ministro degli esteri francese, Jean-Yves Le Drian”.

L’Italia ha fatto quello che ha potuto. La priorità era anche quella di presidiare in qualche modo le rotte dei migranti. Diciamo che la deposizione di Gheddafi pilotata da Parigi ci ha fatto un bel regalo…
“Ma adesso stabilizzare la Libia è più importante che mai. E soprattutto urgente, perché sulla scena si stanno affacciando due nuovi giganteschi attori: la Russia e la Cina. E noi a quel punto rischiamo di sparire proprio”.