Confermata anche in appello la condanna a 24 anni per i due afghani accusati di concorso nell’omicidio della giornalista Maria Grazia Cutuli

dalla Redazione
Cronaca

La prima Corte d’assise d’appello di Roma ha confermato la condanna a 24 anni di reclusione inflitta in primo grado agli afghani, Mamur e Zar Jan, per l’omicidio della giornalista del Corriere della Sera, Maria Grazia Cutuli, assassinata in Afghanistan, nel novembre del 2001, assieme all’inviato spagnolo del Mundo, Julio Fuentes, al fotografo afghano Azizullah Haidary e all’australiano Harry Burton di Reuters.

Secondo l’inchiesta, l’omicidio della Cutuli fu portato a termine a colpi di Kalashnikov e fu “realizzato da soggetti che facevano parte di una formazione paramilitare contraria alla presenza dei Paesi occidentali in Afghanistan e all’esperimento di un governo transitorio democratico, perché legati al regime dei talebani”.

Mamur e Zar Jan, oggi detenuti a Kabul, rispondevano di concorso nell’omicidio per motivi politici della giornalista e di concorso in rapina, per essersi impossessati di una radio, di un computer e di una macchina fotografica che la Cutuli aveva con sé. Il presunto leader della banda, Reaza Khan, arrestato e processato a Kabul nel 2007, era stato successivamente giustiziato.

La famiglia Cutuli, tramite il suo legale, ha espresso soddisfazione per l’esito del processo d’appello. “Questo processo – ha commentato l’avvocato Paola Tuiller – era dovuto a chi si è sacrificato per il suo Paese, è andato in Afghanistan consapevole dei rischi che correva, per rispettare il fondamentale diritto della libertà di stampa, cardine della democrazia. E’ un risultato che il nostro Paese doveva. Registriamo felicemente questa sentenza anche per l’importante lavoro svolto dalla Digos, dai Servizi segreti afghani, dall’Ambasciata italiana a Kabul, dalla procura di Roma e dalla Procura generale”.