Conflitto d’interessi, solite promesse: la legge non si è fatta. E la proposta del blind trust resta solo sulla carta

di Giorgio Velardi
Politica

Chiariamoci subito: se formalmente quello del presidente di Cassa depositi e prestiti, Claudio Costamagna, può non configurarsi come conflitto di interessi, sul piano dell’opportunità un problema c’è eccome. E affonda come una lama calda nel burro dentro a un vuoto normativo risolto solo sulla carta, visto che la legge Frattini, approvata nel 2004 dall’allora Governo di Silvio Berlusconi, oltre ad essere nulla più di un pannicello caldo è stata pure bocciata senza mezzi termini dalla Commissione di Venezia, organo del Consiglio d’Europa, che ha suggerito al legislatore di “continuare a studiare la questione al fine di trovare una soluzione appropriata”. Da quel “ce lo chiede l’Europa” sono passati 13 anni, quasi quattordici. Ma tutto è rimasto esattamente com’è. Questa legislatura doveva essere quella della “volta buona”, per dirla col gergo renziano. E infatti proprio l’ex sindaco di Firenze, dal palco dell’edizione 2012 dell’amata Leopolda, profetizzava tonitruante: “Noi stiamo dimostrando che si può fare politica abolendo il finanziamento pubblico ai partiti. E a chi dice attenzione perché così la politica la fanno solo i ricchi io rispondo che per evitare pasticci si doveva fare la legge sul conflitto d’interessi. I nostri dirigenti ne hanno parlato tanto ma non l’hanno fatta, neanche quando erano al governo. Noi la faremo nei primi cento giorni”.

Una fake news bella e buona, a rileggerla oggi. Anche se, va detto per dovere di cronaca, il Pd un tentativo l’ha fatto. Ma poi tutto è finito in una bolla di sapone. Il 25 febbraio dell’anno scorso infatti l’Aula della Camera ha dato l’ok alla proposta di legge sul “nuovo” conflitto d’interessi, che introduce (o a questo punto sarebbe meglio dire introduceva) la formula del blind trust. Cioè un regime giuridico, tipico dei paesi anglosassoni, concepito per evitare determinati conflitti di interessi che potrebbero nascere dall’affidamento di incarichi politici a soggetti titolari di interessi individuali. Il relatore, Francesco Sanna (Pd), si diceva certo: “L’approvazione rapida della legge al Senato sarà un fatto politico di svolta nella qualità delle nostre istituzioni, perché permette al Paese di dare regole moderne al compromesso tra capitalismo e democrazia”. Invece? Tutto rimandato. Forse.

Già, perché è dai tempi della “discesa in campo” di Berlusconi (1994) che l’agognata norma aspetta di vedere la luce. Prima di Renzi, le cose non sono andate meglio nemmeno con gli altri Governi di Centrosinistra. Storica, in questo senso, la dichiarazione pronunciata nel 2003 alla Camera da Luciano Violante: “Berlusconi sa per certo che gli è stata data la garanzia piena – non adesso, nel 1994, quando ci fu il cambio di Governo – che non sarebbero state toccate le televisioni. Lo sa lui e lo sa l’onorevole Letta. Voi (disse Violante polemizzando con alcuni deputati del Centrodestra, ndr) ci avete accusato di regime nonostante non avessimo fatto il conflitto di interessi, avessimo dichiarato eleggibile Berlusconi nonostante le concessioni…”. Casta non mangia casta, ça va sans dire.

Tw: @GiorgioVelardi