Consultazioni, Mattarella: “Nessuna intesa”. Centrodestra spaccato sul M5s, Di Maio: “Pd e Lega nostri interlocutori”

dalla Redazione
Politica

Alla fine della due giorni di consultazioni il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è costretto ad allargare metaforicamente le braccia: “Ad oggi non si registra nessuna possibilità per formare il nuovo Governo”. Servirà perciò un secondo round, già fissato per la settimana prossima, nella speranza che i partiti giungano a un compromesso. O almeno ci provino, altrimenti si materializzerebbe lo spettro del ritorno alle urne di cui per adesso al Colle non vogliono sentir parlare. Il candidato premier del M5s, Luigi Di Maio, ultimo ad essere ricevuto da Mattarella accompagnato da Giulia Grillo (capogruppo alla Camera) e Danilo Toninelli (Senato), lancia l’amo a “tutto il Pd” e alla Lega. “Dal voto sono emersi tre messaggi: al Governo deve andarci chi è legittimato dal popolo; sono stati bocciati i governissimi, i governi tecnici, i governi di scopo”, premette Di Maio prima di affondare il colpo: “Dopo il lavoro di interlocuzione con tutti i gruppi, crediamo che un contratto per assicurare un Governo agli italiani il M5s può sottoscriverlo con la Lega o col Pd. Chiaro che sono due soluzioni alternative”, proprio per questo “chiederò subito un incontro con Salvini e Martina per lavorare alla strutturazione di questi contratti”.

Mossa, quella del leader dei pentastellati, fatta allo scopo di spaccare il Centrodestra, che “non riconosciamo” sia perché “si è presentato alle elezioni con tre candidati premier” sia perché “è andato alle consultazioni separato”, argomenta Di Maio. E poi, “una di queste forze non riconosce il M5s”, cioè Forza Italia. In mattinata, Silvio Berlusconi aveva chiuso a qualsiasi possibilità di Governi fatti con “pauperismi, giustizialismi e populismi”, sottolineando l’urgenza di un Esecutivo che parta dal Centrodestra con Salvini premier. Ecco, Salvini. Sui 5S il leader del Carroccio la pensa all’opposto del Cav. “Non lavoriamo a Governi a tempo né improvvisati – ha detto ‘Matteo’ – ma a uno che duri almeno cinque anni”. E se, come sostiene il Cav, bisogna partire dall’alveo della coalizione, “numeri alla mano” vanno coinvolti anche i grillini: “Non ci vuole uno scienziato per capire che altre soluzioni sarebbero temporanee e improvvisate”, in quel caso “si tornerà alle elezioni”, chiude i conti Salvini.


Dal canto suo il Pd, primo gruppo a incontrare Mattarella con Martina, i capigruppo Andrea Marcucci e Graziano Delrio e il presidente Matteo Orfini a comporre la delegazione, ha ribadito la linea dell’opposizione. “L’esito elettorale per noi negativo non ci consente di formulare ipotesi di Governo che ci riguardino”, ha affermato il segretario reggente. Che poi però, in maniera irrituale, di fronte ai giornalisti ha indicato la rotta sulla quale i dem potrebbero convergere: “Possiamo fare ancora tanto per ridurre le tasse e incrementare i contratti a tempo indeterminato. Saremo sempre in prima linea nella lotta alla povertà, proponendo anche l’estensione del reddito di inclusione e l’istituzione dell’assegno universale per famiglie con figli”. Martina e Di Maio potrebbero partire da qui. Renzi permettendo.