Conte rafforza la sponda Russa. Il premier vola a Mosca per incontrare Putin e Medvedev. Sul tavolo le sanzioni e un ombrello sullo spread

di Monica Tagliapietra
Politica

Il tono è deciso, ma per ora Matteo Salvini non smentisce la linea del Governo e lascia la porta aperta al dialogo con le istituzioni europee. “Se leggeranno i numeri con obiettività smetteranno di mandare lettere”, ha detto ieri il vicepremier a Bucarest, dove ha continuato a tessera la sua tela di relazioni internazionali. “Non stanno attaccando un governo, ma un popolo. Sono cose che fanno irritare ancora di più gli italiani, e poi qualcuno si lamenta che l’Unione europea è al minimo della popolarità”, ha aggiunto il leader della Lega, ricordando che sui conti pubblici altri Paesi hanno fatto peggio di Roma, ma solo per l’Italia si è scatenato il finimondo. “Noi andremo avanti, io non tolgo un euro per i giovani, per cancellare la Fornero, per i disabili”, ha promesso Salvini, ben consapevole che indietro non si torna. Per questo tutti gli sforzi sono adesso diretti a spezzare l’isolamento politico in cui Bruxelles vorrebbe confinarci. Se i partner europei non ci hanno manifestato alcuna solidarietà per lo sforamento dei vincoli di bilancio, la parola d’ordine è coltivare una rete di rapporti alternativa. È questo il vero piano B dell’Esecutivo giallo-verde, forse l’unico possibile, visto che il blocco di poteri forti e tradizionali famiglie politiche europee sanno di avere una sola possibilità: battere le forze populiste e sovraniste o finire per soccombervi.

Per questo resta saldo il filo con i Paesi del blocco di Viesegrad – Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia – ma soprattutto con la Russia. Dopo la missione di Salvini, appena una settimana fa a Mosca per incontrare gli industriali penalizzati dalle sanzioni economiche internazionali, ora tocca direttamente al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte volare al Cremlino per il primo incontro con Vladimir Putin e Dmitrij Medvedev. Così in ballo non sono più solo i circa 8 miliardi di importazioni Made in Italy sacrificate dalla ritorsione della Merkel e di Bruxelles per l’estensione dell’area di influenza russa in Ucraina, ma l’apertura di una sponda sul piano politico e finanziario. Mosca non vive uno dei suoi periodi più floridi, la Borsa e il rublo hanno i loro problemi e non possono proteggerci da un eventuale bombardamento dei mercati con lo spread, come invece può fare meglio la Cina, però quella di Putin è pur sempre una delle maggiori economie del mondo, in grado di far sentire in molti modi la sua voce. Quello di Conte non è però un tradimento dell’alleanza Atlantica, dentro la quale l’Italia resta salda e strategica. I rapporti con il presidente Usa Donald Trump sono stati già allacciati e anzi Roma può fungere adesso da importante cuscinetto tra Washington e Mosca, apparentemente meno capaci di dialogare come prima. Certo, nell’attuale situazione di crisi con l’Europa, l’Italia non è in grado di spezzare la catena delle sanzioni, ma l’avanzata del fronte euroscettico, con i bacini elettorali ormai vastissimi della Le Pen in Francia o dei Cinque Stelle e Lega in Italia, per non parlare dell’Ungheria di Orban, potrebbe sorprendere alle prossime elezioni europee, cambiando verso al continente. Ad oggi i principali sondaggi danno ancora in vantaggio le forze europeiste, ma alle urne mancano ancora diversi mesi e un ribaltone resta possibile. Per questo Bruxelles non può fare sconti all’Italia, trasformandoci con la bocciatura dei conti pubblici in un perfetto spot di quello che può accadere se si esce dal seminato della Commissione Ue, con le annesse Banca centrale, Fondo monetario e mercati finanziari.

Anche Di Maio e Salvini hanno però qualche buona freccia al loro arco. Se per esempio riuscissero a ottenere una riduzione delle contro-sanzioni russe, allentando il carico sulle nostre imprese, il mondo economico europeo potrebbe contare i danni inferti dalla Merkel e Juncker. Prima ancora che la dimensione multi-laterale nei rapporti tra Stati Uniti e Russia, ecco che così riemerge la connotazione populista dell’alleanza M5S e Lega. A ribadirlo è stato lo stesso leader del Movimento, Luigi Di Maio. “Sappiamo di essere l’ultimo argine per la salvaguardia dei diritti sociali degli italiani. E per questo non vi deluderemo”, ha scritto ieri sulla sua pagina Facebook, alzando un muro a difesa della Manovra che Bruxelles vuol farci cambiare. “Sappiamo che se dovessimo arrenderci – ha aggiunto – farebbero velocemente ritorno gli “esperti” pro banche e pro austerity. E quindi non ci arrenderemo. Sappiamo che stiamo percorrendo la strada giusta. E perciò non ci fermeremo”. Il messaggio per l’Europa non è stato mai tanto chiaro.