Controlli sui fondi all’agricoltura. Il flop della gara da mezzo miliardo. Cambi vorticosi nella Commissione di aggiudicazione. Da due anni si prova ad affidare il sistema informativo

di Stefano Sansonetti
Economia

Passano gli anni, si moltiplicano promesse, ma del nuovo “Sistema informativo agricolo nazionale” ancora non c’è traccia. Non un dettaglio secondario, se consideriamo che il sistema, il cui acronimo è Sian, è fondamentale per una corretta distribuzione dei fondi europei agli agricoltori italiani (tema peraltro molto sensibile per la Lega e il ministro Gian Marco Centinaio). Proprio per questo l’Agea (Agenzia per le erogazioni in agricoltura) due anni fa aveva deciso di affidarsi alla Consip per la predisposizione di un maxi-bando di gara da 550 milioni. L’obiettivo era quello di affidare all’esterno lo sviluppo e la gestione del Sian, attività finora affidate alla Sin Spa, società al 51% della stessa Agea e al 49% di una serie di società private (Agriconsulting, Agrifuturo, Almaviva, Green Aus, Cooprogetti, Ibm Italia, Telespazio-Leonardo e Sofiter). Il binomio Agea-Sin, però, negli anni ha fatto un po’ acqua da tutte le parti. La medesima agenzia è stata più volte multata dall’Ue per la carenza di adeguati controlli nell’erogazione di denaro. In ballo c’è una montagna di soldi, se solo si considera che le dotazioni della Pac (politica agricola comune) nel periodo 2014- 2020 ammontano a 41,5 miliardi di euro. Insomma, c’era la necessità che il Sian funzionasse meglio. Così nel 2015, con Matteo Renzi presidente del consiglio e Maurizio Martina ministro delle politiche agricole, venne approvato un decreto per sottrarre il Sian alla Sin Spa e ricondurlo sotto il cappello dell’Agea. A quest’ultima venne lasciata la facoltà di predisporre una gara per affidare a terzi il sistema informatico, cosa poi avvenuta con il coinvolgimento della Consip. Peccato però che la centrale acquisti del Tesoro, all’epoca ancora guidata dall’ex renziano Luigi Marroni, abbia lanciato il famoso bando da 550 milioni nel lontano 30 settembre del 2016. Da allora è stato un calvario. Il 25 novembre del 2016, per dire, già si optò per una prima proroga, seguita da una successiva del 2 dicembre dello stesso anno. Al 24 luglio del 2017 risale il provvedimento di ammissione alla gara delle società esterne: ben 11 raggruppamenti di imprese per un totale di 25 società, a dimostrazione dell’enorme business sotteso alla procedura. Lo stesso giorno veniva comunicata la composizione della commissione giudicatrice. E veniamo a giorni più recenti. Il 5 febbraio 2018 la Consip ha proceduto alla sostituzione del responsabile del procedimento (da Roberto Battacchi a Renato Di Donna). Altro elemento che fa capire l’enorme difficoltà nel condurre in porto la procedura. Lo scorso 11 luglio, invece, è arrivata la prima “scossetta” di avanzamento.

Segni di vita – La Consip, infatti, ha comunicato l’aggiudicazione del primo lotto della gara, relativo ai “servizi di telerilevamento”, all’Rti con dentro la Cgr spa e la E-geos Spa. Ma si tratta del lotto meno ricco, “appena” 10,6 milioni sui complessivi 550. L’ennesima sorpresa, però, è arrivata una settimana dopo, il 19 luglio: la Consip ha comunicato l’avvenuta sostituzione di un componente della Commissione giudicatrice. Chi sia, non è dato sapere. Ma se si va a verificare la composizione dello stesso organo, ci si rende conto che ha subìto un’incredibile serie di variazioni: è cambiato il presidente (da Olindo Rencricca a Carlo Bucciarelli), un membro effettivo (da Fabiana Intorcia a Gianluca Vesentini) e un altro membro effettivo (Carlo Perugi). Così, a due anni esatti dal lancio della maxi gara, ancora non si sa chi dovrà sviluppare e gestire il nuovo Sian. Ovvero il nuovo baluardo contro erogazioni non virtuose di soldi.