Cosa non si fa per una poltrona. Voltagabbana pure a tempo scaduto: così il conto tocca quota 566

di Giorgio Velardi
Politica

Quando si dice che al peggio non c’è mai fine. Proprio mentre dentro ai partiti si consumano scontri al calor bianco per decidere chi entra e chi esce dalle liste, in Parlamento continuano i cambi di casacca. Impossibile, direte voi. E invece è proprio così. Tra dicembre e l’inizio dell’anno nuovo, quando cioè le Camere erano di fatto già sciolte – il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il decreto il 28 dicembre – l’andirivieni di deputati e senatori è proseguito imperterrito. Venti casi si contano solo nella settimana prima di Natale, complice pure la creazione di partitini e liste che si presenteranno alle elezioni del prossimo 4 marzo. A Montecitorio, per dire, tra l’8 e il 22 gennaio in 4 sono passati da un gruppo all’altro. Si tratta di Marco Di Stefano, Adriano Zaccagnini, Giovanni Falcone (uno con un nome e un cognome decisamente importante) e Valentina La Terza. Di Stefano, eletto nel 2013 col Pd, ha deciso di passare nientepopodimenoché con Noi con l’Italia, la famosa “quarta gamba” del Centrodestra dei vari Cesa e Fitto.

Stesso percorso fatto da Falcone. Che, entrato alla Camera il 29 settembre 2014 con Scelta Civica al posto del dimissionario Renato Balduzzi, ex ministro della Salute del Governo Monti, è prima andato coi dem e adesso ha scelto di rispostarsi al Centro. Facile capire perché, del resto. Zaccagnini invece è rifinito nel Misto, collezionando così il sesto cambio di casacca da quando è entrato in Parlamento. Eletto col M5S, il “nostro” è stato avvistato negli anni sia in Sinistra Italiana sia in Mdp, con tre parentesi – tanto per non farsi mancare nulla – nel gruppo presieduto da Pino Pisicchio.

Nel Pd è invece finita La Terza. Il suo è stato un vero e proprio record. Subentrata a Claudio Fava, eletto all’Assemblea regionale siciliana alle elezioni del 5 novembre 2017, la neo deputata è passata nel giro di due giorni (11 gennaio) da Sel al partito di Matteo Renzi. Prima ancora (12 dicembre) era toccato al duo di ex leghisti in quota Tosi, Emanuele Prataviera e Matteo Bragantini, spostarsi dal Misto (componente Fare!) a Noi con l’Italia. Passaggio scontato, a volerla dire tutta, visto che il movimento dell’ex sindaco di Verona è uno degli animatori del neonato progetto centrista. Anche Lega e Fratelli d’Italia hanno fatto spese. A fine novembre Matteo Salvini si è assicurato le prestazioni di Nuccio Altieri e Roberto Marti, eletti con Forza Italia prima di scoprirsi fittiani. Obiettivo? Portare voti al Carroccio al Sud, più precisamente in Puglia, feudo dell’ex governatore. Giorgia Meloni ha invece accolto a braccia aperte Daniela Santanchè (11 dicembre), da tempo in rotta con le posizioni di FI.

Si tratta comunque solo degli ultimi, emblematici casi in una legislatura che ha polverizzato ogni record esistente in tema di voltagabbana. Dal 2013 a oggi sono stati infatti 566, che hanno riguardato 348 tra deputati e senatori (il 35,53% degli eletti). Il che vuol dire che c’è chi si è spostato più volte da un gruppo all’altro. Il primatista? Luigi Compagna (9). Inarrivabile, non c’è che dire.

Twitter: @GiorgioVelardi

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