Da Amatrice se ne vanno anche i Vigili del fuoco. Il 13 gennaio sarà chiuso il presidio attivo dal giorno del sisma. Il sindaco scrive a Salvini: “Creerà ulteriore disagio alla popolazione”

dalla Redazione
Cronaca
Amatrice

Ad Amatrice, il comune del Reatino raso al suolo dal terremoto del 24 agosto 2016, c’è ancora molto da fare. La ricostruzione è lenta e in diverse zone del comune ci sono ancora macerie da rimuovere. Un’emergenza infinita. Eppure i Vigili del fuoco, dal 13 gennaio, se ne andranno. Sarà chiuso, infatti, il presidio giornaliero che era attivo dal terremoto. A denunciarlo è il segretario regionale generale di Fns Cisl Lazio, Massimo Vespia.

“Tutte le emergenze – spiega in una nota il sindacalista – le richieste di assistenza dei cittadini, il recupero dei beni nelle abitazioni e gli interventi di soccorso passeranno di competenza al distaccamento permanente di Posta con conseguenze immaginabili. Tutto ciò accade, ovviamente, con buona pace delle amministrazioni comunali delle zone interessate dal terremoto, dei politici regionali e nazionali e delle istituzioni. Segno evidente che il preoccupante arretramento dello Stato dai territori interessati dal sisma comincia a non essere notato più da nessuno, se non da coloro che per forza di cose sono direttamente coinvolti dal dramma che li ha colpiti, ovvero, i cittadini. Nonostante le disposizioni scellerate e l’indifferenza della politica – conclude il segretario regionale generale di Fns Cisl Lazio -, i vigili del fuoco continueranno a essere vicini a tutti coloro che avranno bisogno di assistenza o soccorso”.

Il sindaco facente funzione di Amatrice, Filippo Palombini, nel tentativo per scongiurare la chiusura del presidio dei Vigili del fuoco ha inviato una lettera al ministro dell’Interno Matteo Salvini. “Mi permetto di richiamare la sua attenzione sulla grave situazione in cui versa questa città – scrive Palombini -, ancora immersa nelle macerie e con la fase di ricostruzione che stenta a partire, dove la gente sta perdendo la fiducia nei confronti dello Stato e si rischia di mettere a dura prova l’ordine pubblico e la pace sociale. In questa nostra situazione, ancora di piena emergenza, ci saremmo aspettati un incremento del personale del distaccamento dei Vigili del fuoco di Amatrice, e non certo la sua chiusura”.

“Sguarnire questa città del presidio dei Vigili del fuoco – conclude il sindaco di Amatrice nella lettera – vorrebbe dire solo creare ulteriore disagio ad un territorio e ai suoi cittadini già martoriati dal sisma, e la rigida ‘chiusura’ del Dipartimento dei Vigili del fuoco si sta traducendo in un preoccupante arretramento della presenza dello Stato laddove invece se ne sente maggiormente la necessità”.

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