Da Cantone a Zingales alla Mogherini fino a Cottarelli. I jolly di Mattarella per un Governo di scopo

di Giorgio Velardi
Politica

Alla fine, se dovessero prevalere i veti incrociati, prima di rispedire il Paese alle urne al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, non resterebbe che un’ultima carta da giocare: quella del Governo di scopo. Un Esecutivo di breve durata che avrebbe tra gli obiettivi l’approvazione di una nuova legge elettorale. Chiaro però che in questo caso il premier non potrebbe essere espressione diretta dei partiti che lo sosterrebbero, ma una figura super partes che faccia da collante.

Professor Gianfranco Pasquino, secondo lei chi potrebbe mettere tutti d’accordo (o quasi)?
“Bisogna innanzitutto ragionare sulla base delle diverse sensibilità dei partiti in campo – risponde il politologo, professore emerito di Scienza politica all’Università di Bologna a La Notizia –. Per esempio, è chiaro che per accontentare il M5s bisognerebbe pescare dal mondo accademico o comunque da un universo esterno alla ‘politica di professione’”.

Chi le viene in mente?
“Due nomi: Carlo Cottarelli, il cui piano di tagli alla spesa pubblica è stato più volte citato da Di Maio in campagna elettorale, e Luigi Zingales, il cui nome è circolato nel recente passato proprio come possibile membro di un Esecutivo grillino. Più in generale, escluderei da questo discorso sia un giudice costituzionale, penso a Giuliano Amato, sia la figura di Mario Draghi, che in questo momento non mi sembra interessato a infilarsi nei meandri della politica”.

Tra le cosiddette ‘riserve della Repubblica’ c’è pure Carlo Calenda. Che ne pensa?
“È indubbiamente persona preparata, ha dimostrato di avere una propria autonomia di giudizio ma credo che la decisione di iscriversi al Partito democratico rischi di metterlo fuorigioco, anche se non lo escluderei del tutto. Piuttosto, ci sono altri due nomi, questa volta di donne, che credo abbiano le carte in regola per giocarsi la partita”.

Sarebbe una svolta storica: di chi si tratta?
“Di Federica Mogherini, che sta facendo molto bene in ambito europeo e non può certamente dirsi renziana, ed Emma Bonino. In quest’ultimo caso però le discriminanti sono la visione dell’Europa che il Governo dovrebbe avere e la presenza tra le forze che lo sostengono della Lega”.

Raffaele Cantone, Guido Tabellini o Domenico Siniscalco?
“Sono nomi plausibili, ma credo che abbiano minori chance”.

Gliene faccio un altro: Luca Zaia, gradito sia a Salvini sia a Berlusconi.
“Non penso che Zaia lascerebbe la carica di governatore del Veneto per fare il premier di un Governo di scopo. Piuttosto, c’è Maroni che è ‘libero’, ma sappiamo che col leader del Carroccio i rapporti non sono proprio idilliaci…”.

Al netto di questo ragionamento, quale potrebbe essere per lei la soluzione per uscire dall’impasse?
“Un Governo M5s-Pd. Ma questo presupporrebbe che Renzi se ne andasse davvero e che i dem facessero come la Spd in Germania, trovando un accordo con Di Maio & C. chiedendo agli iscritti di pronunciarsi”.

Tw: @GiorgioVelardi

Commenti

  1. honhil

    Da qualche parte qualcuno scrive dei 5s che al Sud, lì dove ha «spopolato, in ogni famiglia c’è almeno un disoccupato». Che sarebbe cosa di per sé straziante. Tuttavia, la situazione al Sud, e in special modo in Sicilia, è ancora più desolante. Dato che al Sud, dove sono i nonni a sfamare i nipoti togliendosi dalla bocca anche l’indispensabile, è fortunata quella famiglia che può vantare un occupato. C’era terreno fertile, insomma, per Di Maio e l’esercito dei grillini. Non sarebbe azzardato dire però che la loro è una vittoria di Pirro. Per il semplice motivo che non potranno mai distribuire il loro reddito di cittadinanza. Punto. Non ci sono le condizioni. L’astronomico e sempre crescente debito pubblico, € 2.266.223.503.421 alle ore 14:09 di oggi 07/03/2018, lo dice a chiare lettere. Anzi con l’iperbolico linguaggio dei numeri. Né potrà essere la loro tanto decantata via grillinica della decrescita felice, la tangenziale sulla quale trovare la via di fuga. Dato che la decrescita felice non esiste. E’ soltanto la contemplazione collettiva di un miraggio. Altrimenti gli africani, e tutta l’altra varia umanità che si riversa o si vorrebbe riversare in Europa, resterebbero in Africa a contemplare i loro impareggiabili tramonti di fuoco. Le delocalizzazioni a Grillo e company avrebbero dovuto insegnare almeno questo. Le singole pecore o i lanuti greggi non ci stanno più a farsi tosare per mantenere i collettivi rossi. Soltanto il lavoro, e non l’assistenzialismo, può dare reddito. E paradossalmente l’azzurro e il giallo che dividono in due lo Stivale, ne certificano l’assioma.

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