Da Salvini solo protagonismo. Chiudere i porti non è la risposta. Parla la presidente 5S del Comitato diritti umani Di Stasio: “Inutili gli ordini del Viminale alla Difesa”

di Antonio Pitoni
L'intervista

“Strano che a lamentarsi dei migranti siano gli stessi che poi stringono accordi con le stesse forze politiche che ci voltano le spalle”. Gli “stessi” dei quali parla la presidente M5S del Comitato permanente sui Diritti umani della Camera, Iolanda Di Stasio, sono i compagni di viaggio della Lega. E “le forze politiche che ci voltano le spalle”, i partiti che guidano i Governi dei Paesi Visegrad – a cominciare dall’Ungheria di Viktor Orban – alleati in Europa proprio della Lega, che si oppongono sistematicamente ad ogni richiesta di redistribuire dei migranti sbarcati in Italia tra gli Stati Ue. E a Matteo Salvini, tornato alla carica sui porti chiusi contro la possibile invasione dalla Libia, ricorda che “siamo di fronte a persone che possono vedersi riconosciuto lo status di rifugiati”.

Salvini insiste sui porti chiusi contro il rischio di invasione dalla Libia e infiltrazioni terroristiche. Solo propaganda o un allarme fondato?
“Innanzitutto è bene ribadire che occorre uno sforzo da parte di tutti gli attori in campo per scongiurare una crisi umanitaria, principalmente per le popolazioni libiche e inoltre anche per le conseguenze sul nostro Paese. Non si può pretendere di risolvere una crisi simile con cori da sì e no. È evidente che la chiusura dei porti di per sé non sia lo strumento principale per fronteggiare la crisi libica: occorre che tutti i Paesi europei cooperino e collaborino per scongiurare gli scenari peggiori”.

Con l’escalation militare in atto, chi parte dalla Libia scappa dalla guerra: si possono trattare potenziali profughi come presunti clandestini?
“Quando vi è in atto un’escalation di violenza militare e quindi quando si prospetta o scoppia una guerra, le regole del diritto internazionale insegnano che siamo di fronte a persone che possono vedersi riconosciuto lo status di rifugiati. A loro vanno garantite le tutele previste dalla legge, soprattutto nel rispetto dei diritti umani”.

Con questa linea si rischia, in astratto, un nuovo caso Diciotti? Se dovesse accadere come vi regolerete?
“Come abbiamo ribadito con la conferenza di Palermo e in ogni circostanza in cui abbiamo affrontato la delicata situazione dello scacchiere libico, dobbiamo fare ogni sforzo possibile per evitare una crisi umanitaria e stabilizzare l’area così da fare in modo che le persone non siano costrette a scappare da quel Paese. Limitarsi alle sole emergenze degli arrivi è riduttivo, la parola chiave è dialogo!”.

Intanto però Salvini è arrivato a dare ordini alla Marina. Un’invasione di campo del ministro dell’Interno in competenze del ministro della Difesa?
“Guardi, io penso che di fronte a un potenziale arrivo massiccio di migranti in partenza dalle coste libiche, una direttiva alle forze armate non serva a molto. In più è sostanzialmente inappropriata perché non viene ascoltata. Questo Governo è nato per lavorare insieme per il bene dei cittadini e continuiamo a farlo al di là di prese di posizione personali e protagonismi”.

Ma se chiudere i porti non risolve il problema, quale soluzione propone il Movimento?
“L’Italia crede nel dialogo, sostenendo totalmente il piano dell’Onu. Il nostro interesse non ha secondi fini economici e continuiamo a lavorare per l’interesse dei popoli. La soluzione, non mi stancherò mai di dirlo, è nel dialogo, unito a un trattato di pace e un Governo che sia veramente rappresentativo di quel popolo”.

Ridiscutere il trattato di Dublino e pretendere la redistribuzione tra i Paesi Ue è la linea dei 5 Stelle. Non è paradossale che ad ostacolare questa soluzione siano soprattutto i Paesi Visegrad con i cui leader Salvini è alleato?
“Noi abbiamo sempre ribadito che a farsi carico delle questioni migratorie debbano essere tutti gli Stati membri. Abbiamo lavorato e stiamo lavorando anche nelle sedi europee per avere degli effettivi piani condivisi. Strano invece che a lamentarsi dei migranti siano gli stessi che poi stringono accordi con le stesse forze politiche che ci voltano le spalle”.

Come giudica il ruolo dell’Europa nella gestione della crisi libica?
“Insufficiente, questo sarebbe il termine adatto. In questi anni si è fronteggiata una crisi con sole politiche di accoglienza, senza analizzare cause, azioni a lungo termine che avrebbero permesso a quei popoli di trovare davvero la loro serenità e non affrontare viaggi della speranza mettendo a repentaglio la vita di donne, uomini e bambini”.

È indubbio che Salvini sia tornato a cavalcare il tema migranti sulla scia della crisi libica. Vuol far passare i Cinque Stelle per il Movimento dei porti aperti all’invasione dei migranti nel pieno della campagna elettorale per le Europee? È questo il suo obiettivo?
“Il Movimento 5 Stelle non hai mai detto porti aperti a prescindere. Il discorso attiene alla sicurezza dei nostri confini, che abbiamo il dovere di tutelare, e contestualmente alla necessità di un’analisi approfondita che riguardi l’origine di questi flussi migratori”.

C’è chi, tra i Cinque Stelle, la considera una manifestazione di difficoltà da parte di Salvini. Il ragionamento è: non ha altri argomenti da spendere in campagna elettorale e torna a cavalcare l’emergenza migranti. Non crede, però, che in questo modo stia mettendo in difficoltà soprattutto il Movimento?
“La nostra unica preoccupazione è realizzare quei punti del programma che gli italiani stanno attendendo e che cambieranno davvero questo Paese. Non abbiamo tempo per prove di forza o slogan. La vera difficoltà penso la stia percependo chi, nonostante le previsioni negative, inizi a contare oggi i provvedimenti a firma Movimento Cinqie Stelle raggiunti in quest’anno di Governo”.