Da Siri a Spadafora, partita a risiko sui ministri. I nomi sono già decisi, ma tutto dipenderà dall’assegnazione dei ruoli-chiave

dalla Redazione
Politica
Calderoli

In un mare di incertezze, resta un solo punto archimedeo: la squadra non può prescindere dal programma. Ergo: i nomi dei ministri non possono che essere quelli che, in prima persona, hanno partecipato alla stesura dei punti programmatici che Luigi Di Maio e Matteo Salvini intendono seguire nell’avventura di Governo. Ecco perché, se sul nome del presidente del Consiglio, ancora c’è grande incertezza, le nebbie tendono a diradarsi su chi invece assegnare i dicasteri. “Una questione di caselle – dicono i ben informati – ma i nomi sono quelli”. La partita più delicata resta quella dell’Economia, viste le difficile questioni che l’Esecutivo si troverà prima di subito a dover affrontare. I papabili non sono pochi e tutto dipenderà dalla difficile partita di risiko tra le due forze politiche: ogni spazio occupato, avrà inevitabilmente delle conseguenze. E così forti restano le quotazioni del Richelieu del Carroccio, Giancarlo Giorgetti, alla presidenza del Consiglio. Nel caso in cui si dovesse virare verso altri lidi per la premiership, il nome del leghista resta caldo per il ministero dell’Economia. Altrimenti non è detto che non venga rispolverato il nome del “prescelto” grillino, Andrea Roventini.

E ancora: se l’Economia dovesse andare al Carroccio e si dovesse andare verso un premier “terzo”, è probabile che il delicato ruolo di sottosegretario alla presidenza del Consiglio possa essere ricoperto da un fedelissimo di Di Maio. In questo caso i nomi più gettonati sono quelli di Riccardo Fraccaro, Danilo Toninelli o Alfonso Bonafede. Quest’ultimo, però, potrebbe finire anche a capo del ministero della Giustizia. Anche qui: tutto dipenderà dal bilanciamento delle caselle, perché un “posto in paradiso” potrebbe giocarselo anche Giulia Bongiorno, un nome che, però, specie nel ruolo di Guardasigilli, preoccupa e non poco il Movimento.

Sembrano, invece, intoccabili i dicasteri di Esteri e Interno, che dovrebbero finire proprio ai due leader delle forze in campo, Di Maio e Salvini. A Vincenzo Spadafora, uomo ombra dello stesso leader M5s, dovrebbe finire un ministero di peso: si pensa a un ministero ad hoc dell’Infanzia, essendo stato il primo Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, oppure quello ai Beni Culturali che, in alternativa, potrebbe andare anche a Gian Marco Centinaio, forte della sua esperienza come assessore della Cultura al Comune di Pavia. Lorenzo Fioramonti è dato insistentemente allo Sviluppo Economico, ma tutto dipenderà dalla bilancia dei ministeri tra Cinque stelle e Carroccio: a questo dicastero non dispiacerebbe nemmeno il “padre” della flat tax, Armando Siri, che non verrebbe visto di cattivo occhio nemmeno al ministero delle Infrastrutture (mentre scendono le quotazioni per un suo ruolo diretto al ministero dell’Economia). L’oncologo Armando Bertolazzi, vicino ai grillini, sarebbe vicino alla Sanità, ma circola anche il nome di Giulia Grillo, attuale capogruppo alla Camera, che sempre si è occupata di questioni legati alla sanità. Altri nome in ascesa: Laura Castelli alle Politiche Sociali e il generale Sergio Costa, già indicato dai Cinque stelle come ipotetico ministro all’Ambiente. Sul fronte leghista, invece, Claudio Borghi avrebbe prenotato l’Agricoltura e l’economista euroscettico Alberto Bagnai l’Istruzione. Un veterano spendibile, ancora, è Roberto Calderoli, pronto per le Riforme. Infine, Nicola Molteni: fedelissimo di Salvini, sicuramente riuscirà a strappare un posto tra i “20 di Governo”. Si pensa al ministero del Lavoro, posto per il quale, però, è in ballo anche il “designato” da Di Maio, Pasquale Tridico.

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