Da Ubi un altro no al salvataggio di Mps e Carige. Impossibile trovare un cavaliere bianco. Il sistema nazionale del credito è disarmato

di Sergio Patti
Economia

Banca Intesa ha già fatto la sua parte con le popolari venete, Unicredit non è detto che non ci pensi, ma prima ha bisogno di completare il percorso in atto per rafforzarsi. Resta Banca Ubi e poco altro per intervenire sui dossier di Carige e Monte dei Paschi di Siena, per stabilizzare due situazioni difficili e rese ancora più precarie dalle rigide disposizioni delal vigilanza Bce. Ubi però non sarà di questa partita, come ha detto ieri Andrea Moltrasio, presidente del consiglio di sorveglianza dell’istituto.

“La preoccupazione per la situazione generale – ha detto – è condivisa. Il fatto di essere considerata banca sana ci fa sicuramente piacere”, ha aggiunto Montrasio rispondendo alla domanda sul fatto che quando c’è da salvare una banca si faccia sempre il nome di Ubi. Alla domanda poi se ci sia qualche possibilità di intervento, Moltrasio ha replicato con un secco No, esattamente come No è stata la risposta a chi gli chiedeva se Ubi Banca fosse stata contattata dal Tesoro.

E dire che le nostre banche maggiormente sotto pressione potrebbero finire con poco sforzo in mani straniere, magari in compagnia della Popolare di Bari, pure questa in difficoltà sotto il profilo dell’equilibrio patrimoniale. Un rischio che il sistema nazionale del credito non sta considerando o forse semplicemente non può permettersi di affrontare, preoccupati come si è della determinazione improvvisa di nuove imposizioni da parte delle autorità regolatorie e di vigilanza. Esattamente quello che è appena accaduto con l’imposizione della Bce a Rocca Salimbeni di azzerare le esposizioni dei propri crediti deteriorati (Npl) entro sei anni.

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